Pellet e la ricerca estenuante in Gallura e a Olbia.
In Gallura la corsa al pellet, in questi ultimi (si spera) giorni freddi prima dell’arrivo della primavera, è diventata un bollettino di guerra che si consuma tra bacheche social e scaffali semi-deserti. Una caccia al tesoro estenuante, segnata da un’incertezza che riflette la fragilità del mercato attuale, con l’aumento dei prezzi oltre che la domanda che sta superando l’offerta.
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Caro pellet in Gallura e scorte esaurite.
La tensione si avverte nitidamente nell’entroterra. A Calangianus, ad esempio, il centro specializzato Non Solo Pellet ha dovuto alzare bandiera bianca, diffondendo online un post che non lascia spazio a interpretazioni. Le scorte sono esaurite e le prenotazioni sono state ufficialmente sospese. La serrata dei registri riflette una strategia di prudenza dettata non solo dalla mancanza fisica del prodotto, ma anche dalla volatilità dei costi. L’azienda ha infatti chiarito che nuovi carichi verranno ordinati solo a fronte di prezzi consoni, un segnale evidente di come i rivenditori stiano cercando di proteggere i consumatori da speculazioni selvagge, preferendo lo stop alle vendite piuttosto che proporre sacchi a cifre proibitive.
Mentre l’interno della Gallura fatica a trovare risposte, lungo la fascia costiera si accende qualche timido segnale di speranza, sebbene l’approvvigionamento resti a macchia di leopardo. Ad Arzachena e Palau, i punti vendita Brico io hanno recentemente annunciato il ritorno del combustibile legnoso sui propri bancali, scatenando l’immediata reazione dei residenti pronti a mettersi in coda per garantirsi il calore domestico.
Tam Tam sul web.
Tuttavia, la disponibilità resta precaria e soggetta a esaurimento rapido, costringendo le famiglie a un monitoraggio costante dei canali di comunicazione per non arrivare troppo tardi. In questo scenario, il pellet non è più solo una materia prima, ma il simbolo di un’economia domestica sotto assedio, dove il comfort invernale dipende dalla velocità di un clic o dalla fortuna di trovarsi nel posto giusto al momento della consegna del camion.
Prezzi alle stelle.
Ma la scarsità è solo una faccia della medaglia. L’altra, ben più amara per le tasche dei cittadini, riguarda un’impennata dei prezzi che sembra non conoscere tetto. In Gallura, il tempo in cui un sacco di pellet da 15 chili rappresentava un’alternativa economica al gas è ormai un ricordo sbiadito: oggi è raro imbattersi in cifre inferiori agli 8 euro per confezione, con picchi che in alcuni rivenditori superano abbondantemente questa soglia, arrivando anche a 10-12 euro. La speculazione, o forse solo la legge spietata di un mercato che non riesce a soddisfare la domanda, ha trasformato un bene di prima necessità in un oggetto di lusso.
Questa situazione di emergenza ha spinto molti commercianti a correre ai ripari con misure drastiche per evitare l’accaparramento: non è insolito trovare cartelli che impongono un limite severo all’acquisto, spesso non più di cinque sacchi a persona. Un razionamento che ricorda periodi di ben altra natura e che costringe le famiglie a continui pellegrinaggi tra i punti vendita per racimolare il combustibile necessario a superare la settimana.
Il paradosso.
Il paradosso si fa ancora più evidente guardando oltre il braccio di mare che separa l’isola dalla vicina Corsica. Mentre in Sardegna si combatte per un sacco a prezzo d’oro, sui social arrivano testimonianze di galluresi e sardi che, sono partiti per “viaggi della speranza” alla ricerca del medesimo prodotto, ma a prezzi inferiori della metà. Come il caso di un uomo che sul gruppo “Pellet Sardegna” ha mostrato il prezzo e ha scritto: “Portato ieri dalla Corsica a 4,70 euro al sacco, perché da noi a pochi km di distanza deve costare più del doppio?“. Un’altra testimonianza dal web: ”In Corsica oggi mio cognato ha comprato il pellet a 4,99 euro. Un’ora di traghetto ed evidentemente un altro mondo in cui caso strano il pellet non manca e nessuno si sta strappando i capelli pagandolo 10 euro”.
Una differenza di prezzo abissale che alimenta il malumore locale e solleva interrogativi pesanti sui costi della logistica e sulle dinamiche distributive che penalizzano il Nord Sardegna. Tra scaffali vuoti, prezzi alle stelle e “viaggi della speranza” verso la Corsica, l’inverno in Gallura non è mai stato così freddo.
