Caos per la raccolta della plastica in Gallura, la crisi è nazionale

tappi di plastica

I comuni della Gallura colpiti dalla crisi del riciclo della plastica.

La crisi del riciclo della plastica, innescata da dinamiche internazionali e da un mercato interno in ginocchio sta creando problemi anche in Gallura, come nel resto della Sardegna. Una grave emergenza igienico-sanitaria e logistica in diverse regioni italiane. Nelle ultime ore, l’allarme si è alzato nel Nord Sardegna, dove i Comuni di Sant’Antonio di Gallura e Berchidda hanno dovuto sospendere o limitare drasticamente la raccolta di plastica (e metalli misti), non potendo più conferire il materiale agli impianti di selezione, come quello di Tergu, ormai saturi.

LEGGI ANCHE: Berchidda, stop alla raccolta della plastica: crisi nazionale blocca i ritiri

Cosa sta succedendo.

Il problema non è locale, ma sistemico. L’intero settore del riciclo in Italia è al collasso per due fattori principali. In primis l’effetto “National Sword”: da anni, la Cina ha chiuso le porte all’importazione di rifiuti plastici a bassa qualità, un tempo principale sbocco per l’Europa. Questo ha costretto gli operatori a cercare mercati alternativi in Asia, ora anch’essi saturi, facendo crollare la domanda e, di conseguenza, il prezzo del riciclato.

LEGGI ANCHE: Sospesa la raccolta di plastica e lattine a Sant’Antonio di Gallura

Un’altra causa è dovuta alla concorrenza della plastica vergine. I bassi costi della plastica prodotta da materie prime fossili (plastica vergine) la rendono più conveniente di quella riciclata, i cui costi di selezione e lavorazione sono elevati. Senza acquirenti per il materiale rigenerato, i riciclatori si fermano, i loro magazzini si riempiono, e il blocco si estende a ritroso, fino ai centri di selezione e, infine, ai Comuni che non possono più scaricare il materiale raccolto.

L’emergenza.

L’associazione nazionale dei riciclatori (Assorimap) ha denunciato una vera e propria emergenza nazionale, parlando di perdite insostenibili e impianti costretti a chiudere i cancelli, con il rischio che l’intero motore dell’economia circolare si spenga.

Cosa sta succedendo in Sardegna.

Nell’Isola, l’impatto di questo blocco è amplificato dalla limitata capacità impiantistica. Dopo che i primi segnali di allarme avevano interessato centri del Sud Sardegna (come Selargius, costretto a sospendere la raccolta per la saturazione dell’impianto di Macchiareddu), l’attenzione si è spostata sulla Gallura e l’Anglona. I sindaci di Sant’Antonio di Gallura e di Berchidda hanno lanciato un allarme drammatico ai loro cittadini, chiedendo di non esporre i sacchi di plastica. Le amministrazioni sono al lavoro con l’obiettivo di trovare una “soluzione tampone”, ma hanno chiarito che non potrà trattarsi di uno stoccaggio abusivo, nel rispetto delle norme igienico-sanitarie.

Per quanto riguarda il Comune di Arzachena, che in passato si è distinto per azioni di sensibilizzazione e ordinanze sulla plastica monouso, specie lungo i litorali, ad oggi non risultano ordinanze di blocco o sospensione della raccolta di plastica. Lo stesso discorso vale per il Comune di Palau.

La situazione appare più delicata a La Maddalena nota per l’attivismo dei suoi volontari (“Un Arcipelago senza Plastica”) e per l’alta percentuale di raccolta differenziata raggiunta in passato. Essendo un’isola, ogni interruzione della filiera di conferimento (che richiede il trasporto via nave) ha conseguenze più immediate e costose.

I disagi.

In caso di blocco, la plastica accumulata nei centri di raccolta insulari non solo crea un potenziale disagio urbano, ma rappresenta una minaccia diretta e gravissima per il delicato ecosistema del Parco Nazionale dell’Arcipelago.

Tuttavia, il problema riguarda l’intera filiera di smaltimento del Nord Sardegna. Se l’impianto di riferimento (come Tergu) rimane bloccato e i centri di selezione non riescono a scaricare, l’effetto domino è inevitabile. Arzachena, come tutti gli altri centri della Gallura, è potenzialmente prossima al blocco. Le tonnellate di plastica raccolte quotidianamente, soprattutto in un comune con una popolazione significativa e un’area costiera estesa, rischiano di saturare rapidamente i punti di raccolta intermedi nel momento in cui la crisi del conferimento a valle dovesse persistere.

La situazione è appesa a un filo: se il tavolo di crisi nazionale e regionale non porterà a sblocchi rapidi e a un sostegno concreto al mercato del riciclo, è plausibile che le restrizioni si estendano rapidamente ad altri centri della Gallura e del Sassarese, trasformando la crisi del riciclo in una vera e propria emergenza rifiuti su scala regionale.

L’appello ai cittadini.

In questo scenario, l’unica arma in mano alle amministrazioni e ai cittadini è la qualità della raccolta. Come suggerito dai Comuni colpiti, l’ipotesi di separare plastica e alluminio (ora spesso raccolti insieme) è fondamentale per aumentare il valore e l’accettabilità del materiale da parte degli impianti.

L’appello rimane quello lanciato dall’Assessore regionale all’Ambiente: continuare a fare la differenziata con rigore, mantenendo i paesi puliti e rafforzando la voce della Sardegna nei confronti delle istituzioni nazionali. L’emergenza non è solo ambientale, ma anche di fiducia: se il cittadino non può più conferire il rifiuto correttamente separato, il rischio è di minare anni di sforzi per l’economia circolare.

Condividi l'articolo