Dibattito acceso a Olbia sul futuro della sopraelevata che Nizzi vuole abbattere
La sopraelevata di Olbia è ancora sul golfo, ma il suo futuro non è più soltanto un’idea di cui si discute da anni. Il progetto per sostituire il tratto sud del viadotto con un tunnel sottomarino in continuità con quello già esistente è entrato nella fase della progettazione e degli approfondimenti tecnici. Mentre il Comune continua a monitorare gli effetti sulla viabilità delle modifiche agli accessi. L’ordinanza dirigenziale numero 570 del 6 ottobre ha infatti prorogato fino al 4 novembre la chiusura della rampa di accesso alla SP14M all’incrocio tra via Gian Battista Vico e via Roma. Si tratta della prosecuzione dei test avviati per capire cosa succede alla circolazione eliminando alcune delle immissioni sulla sopraelevata.

Lo studio del traffico
Ed è proprio dal traffico che parte una delle ragioni alla base del progetto. Il sindaco Settimo Nizzi ha sostenuto che le prove abbiano dato risultati positivi. Con le due rampe chiuse ci sono state meno file e il traffico è risultato più scorrevole. Una valutazione che trova riscontri anche in alcune testimonianze di automobilisti raccolte nel dibattito pubblico. C’è chi racconta di aver trovato più fluido il percorso dal tunnel verso l’aeroporto e chi conferma che proprio le immissioni creano rallentamenti. Ma c’è anche chi, commentando il miglioramento della circolazione, osserva che “le file si sono spostate da un’altra parte“. Sono voci individuali, non un sondaggio sulla città, ma restituiscono la complessità della questione: chiudere due rampe può modificare il traffico in quel punto, ma la domanda successiva è dove vadano a finire i flussi che vengono redistribuiti.
Il progetto, intanto, è molto più ampio della semplice modifica di una rampa. L’idea dell’amministrazione Nizzi è prolungare l’attuale tunnel con una galleria sottomarina a quattro corsie, collegando il porto con la viabilità verso l’aeroporto, la Olbia-Sassari e la 131 DCN, per poi demolire la sopraelevata sud. I carotaggi e gli altri accertamenti servono a verificare le condizioni del terreno e del fondale in vista della futura opera. Il costo indicato finora è nell’ordine dei 100 milioni di euro. L’obiettivo dichiarato è quindi duplice: migliorare la viabilità e, una volta eliminato il viadotto, liberare il fronte del golfo dalla barriera costituita dall’infrastruttura.

Pro e contro la sopraelevata
Ed è qui che la questione smette di essere soltanto tecnica. Perché la sopraelevata, dopo quasi cinquant’anni, è diventata parte dell’immagine stessa di Olbia. C’è chi la considera un’infrastruttura superata e un ostacolo al rapporto della città con il mare, ma c’è anche chi la guarda come un elemento caratteristico del paesaggio, soprattutto di notte quando è illuminata, e chi teme di perdere insieme al ponte anche un belvedere verso Tavolara e il golfo. Nel dibattito cittadino sono comparse anche alcune alternative: realizzare comunque il tunnel, ma trasformare la sopraelevata in una sorta di ponte-giardino, con spazi pedonali e ciclabili. E c’è chi sostiene invece che la soluzione potrebbe essere il semplice raddoppio delle corsie, mantenendo l’infrastruttura e il suo attuale profilo sul golfo.
Ma la domanda più concreta riguarda quello che accadrà dopo. Perché un’opera di queste dimensioni non si esaurisce con l’idea di un tunnel e con la demolizione di un viadotto. Richiede progettazione, finanziamenti, autorizzazioni, tempi di realizzazione e soprattutto una visione della mobilità che tenga insieme la nuova infrastruttura e il resto della città. Ed è una partita che, per la sua durata, potrebbe arrivare ben oltre l’attuale amministrazione. Anche il dibattito politico degli ultimi mesi si è mosso su questo terreno: non soltanto la scelta della sopraelevata, ma il modo in cui inserirla nella viabilità complessiva di Olbia. Il punto, allora, diventa capire quale città si troverà davanti la prossima amministrazione e quali decisioni dovrà assumere su un progetto già avviato.
Il futuro della viabilità a Obia
Perché il problema del traffico olbiese non si esaurisce sulla sopraelevata. Chi si muove ogni giorno per andare al lavoro, accompagnare i figli a scuola o semplicemente attraversare Olbia conosce le difficoltà della viabilità interna anche nelle giornate ordinarie, quando non ci sono migliaia di turisti a pesare sui flussi. Gli ostacoli strutturali spesso costringono il traffico in una interminabile fila indiana anche fuori dalla stagione turistica: una situazione nella quale gli automobilisti devono continuamente adattarsi a restringimenti, deviazioni e punti di congestione. Il problema, quindi, non può essere considerato soltanto stagionale. Ed è qui che il progetto della sopraelevata incontra quello della città. Anche se il nuovo collegamento dovesse risultare più fluido, bisognerà capire dove si riverserà il traffico, quali strade dovranno assorbirlo e quali altri punti della rete rischieranno di diventare il nuovo collo di bottiglia. Un tunnel può modificare il modo in cui il traffico attraversa una parte di Olbia, ma non può, da solo, risolvere le difficoltà di una rete stradale più ampia.
La sopraelevata, dunque, non è soltanto una struttura da conservare o da abbattere. È una scelta che riguarda il modo in cui Olbia immagina il proprio futuro, il rapporto con il golfo e il sistema della mobilità. E proprio per le dimensioni, i costi e i tempi dell’intervento, il tunnel potrebbe diventare una delle pratiche più delicate che l’amministrazione Nizzi lascerà sul tavolo della prossima amministrazione comunale, se nel frattempo non cambieranno le regole sul terzo mandato.
