A Olbia la marcia contro la speculazione energetica

Un corteo pacifico contro la speculazione energetica a Olbia.

Un corteo pacifico ha marciato da Cala Saccaia al Pozzo Sacro di Sa Testa, simbolo millenario della storia e della spiritualità sarda. L’iniziativa, organizzata dal Coordinamento Gallura Pratobello, è stata la prima risposta concreta alla speculazione energetica che minaccia il territorio isolano. Al centro delle proteste, il progetto Nurax e altre iniziative legate all’installazione di pale eoliche offshore, ai poligoni militari e alle servitù energetiche che rischiano di stravolgere l’identità paesaggistica, culturale ed economica della regione.

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La manifestazione è partita alle 18 da via Madascar, capolinea Sa Testa, per concludersi attorno all’antico pozzo sacro, luogo carico di significato storico e spirituale. I partecipanti, provenienti da ogni angolo della Sardegna, hanno portato con sé non solo cartelli e slogan, ma anche una profonda consapevolezza del ruolo che ognuno può giocare nella difesa del territorio.

Al centro delle preoccupazioni c’è il progetto Nurax, uno dei quattro progetti offshore previsti al largo delle coste nord-orientali della Sardegna. Con un totale di 450 torri eoliche, alcune alte fino a 332 metri, queste strutture sarebbero visibili da ogni punto della costa, dalla Maddalena a Siniscola, alterando irreversibilmente il paesaggio.

Ma non si tratta solo di eolico. Come ha spiegato un altro relatore, la Sardegna ospita già la maggior parte dei suoli destinati alle servitù militari in Italia. Se i piani venissero ampliati, gran parte delle armi prodotte altrove verrebbero testate qui, aggravando ulteriormente l’impatto ambientale e sociale.

C’è poi il problema delle infrastrutture energetiche, come il cavo interrato previsto dal progetto Nurax, che attraverserà aree archeologicamente sensibili, stagni e siti di importanza naturalistica per confluire prima in una mega centrale elettrica in zona Co.so Vittorio Veneto alta e poi in territori e zone non meglio identificati.

Una delle critiche più forti riguarda la mancanza di trasparenza e coinvolgimento delle comunità locali. “Tutto si svolge senza trasparenza, senza coinvolgimento della popolazione, la quale ignora cosa bolle in pentola”, ha scritto il Coordinamento in una nota.

“Ci siamo impegnati ancora una volta, dopo la Pratobello, ad una raccolta firme per una legge di inizativa popolare che è l’espressione più nobile e virtuosa della democrazia diretta. Vi invitiamo ad andare in tutti i comuni per firmare la nostra proposta di legge elettorale per cambiare la forma di governo sarda e la legge elettorale”

La Sardegna, con il suo turismo, l’agricoltura e l’allevamento, potrebbe essere un paradiso economico, ma rischia di diventare una terra desolata se non si ferma questa corsa alla speculazione. “Quando la Sardegna perderà la sua bellezza, molti di noi non avranno di che mangiare”, ha ammonito un altro relatore. Il messaggio è chiaro: la lotta per la difesa del territorio non è solo una battaglia ambientale, ma un atto di resistenza culturale e civile. “Siamo qui per chiedere la libertà di decidere della nostra terra”, ha dichiarato Bustianu Cumpostu in limba, ricordando che “tocca a noi difendere la Sardegna, nessun altro lo farà”.

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