La Maddalena, l’opposizione attacca sul Puc: ”Il rifiuto della Regione è fallimento politico”

La minoranza attacca la Regione per lo stop del Puc di La Maddalena.

Il Puc di La Maddalena finisce nel mirino della minoranza consiliare dopo il recente stop imposto dagli uffici regionali di Cagliari. Con una nota congiunta dai toni durissimi, i capigruppo Vittiello e Gulino, insieme ai consiglieri Mureddu e Cossu, hanno analizzato le critiche sollevate dalla Regione Sardegna, trasformando quello che l’amministrazione potrebbe definire un semplice intoppo burocratico in un vero e proprio atto d’accusa verso l’operato della maggioranza.

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La denuncia.

Secondo gli esponenti dell’opposizione, la bocciatura del piano non rappresenta una sorpresa tecnica, ma la naturale conseguenza di anni trascorsi tra annunci, consulenze onerose e una pianificazione che avrebbe ignorato sistematicamente i vincoli ambientali più elementari.

Il cuore della polemica risiede nella presunta superficialità con cui sarebbero stati trattati i simboli identitari dell’arcipelago, a partire dai fari di Razzoli e Santa Maria. La minoranza sottolinea come la Regione sia dovuta intervenire per la seconda volta per ribadire obblighi di salvaguardia che avrebbero dovuto essere la base di partenza di ogni proposta. «Si sono fatte promesse di sviluppo sapendo di non poterle mantenere», denunciano i consiglieri, evidenziando come la zonizzazione acustica e il piano di protezione civile siano risultati assenti dalla documentazione presentata, una lacuna definita inaccettabile nel 2026. Per i firmatari del comunicato, trattare l’urbanistica esclusivamente come una spartizione di volumi edilizi significa dimenticare la sicurezza e la vivibilità dei cittadini maddalenini.

L’ultimatum.

L’ultimatum di trenta giorni concesso da Cagliari per correggere il tiro viene descritto dai consiglieri di minoranza come un’umiliazione istituzionale che apre le porte a un sostanziale commissariamento politico. Il timore espresso è che l’ente locale stia abdicando al proprio potere di pianificazione, trasformandosi da protagonista del proprio destino a semplice spettatore delle decisioni calate dall’alto. «Trenta giorni non bastano a correggere anni di propaganda spacciata per pianificazione», si legge nel documento, che punta il dito contro un’inadeguatezza gestionale che avrebbe lasciato la comunità al palo mentre altri territori programmano il futuro.

L’affondo finale dell’opposizione suggerisce una strategia politica precisa dietro quello che definiscono un disastro tecnico. Secondo Vittiello, Gulino, Mureddu e Cossu, la maggioranza starebbe quasi cercando l’intervento regionale per delegare il “lavoro sporco” e poter così continuare a sostenere, in vista della prossima campagna elettorale, promesse che tecnicamente non potrebbero mai essere mantenute. «Altro che visione: qui si sono venduti slogan senza fare i conti con la realtà», concludono i rappresentanti della minoranza, chiedendo chi rimborserà alla cittadinanza il tempo e le opportunità perse a causa di quella che definiscono una svendita dell’autonomia locale sull’altare dell’approssimazione.

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