Riflessioni sulla fase 2, tra guanti, mascherine e la finta ripresa

Le riflessioni sulla fase 2.

La chiamano fase 2 ma, se analizziamo bene, a oggi c’è stata più di una fase antecedente a quella che sta per esaurirsi a colpi di DPCM, DL, L, DPR. La Via della Seta, inaugurata dal ministro Di Maio all’insaputa dei partner europei, potrebbe essere la prefase 1. Un viavai a braccetto coi cinesi, ricche firme e cotillons. La prefase 2 la collocherei attorno allo scorso autunno, ma si è svolta interamente indoor nel Palalaboratorio di Wuhan stracolmo di pubblico volante, passata fin’ora sotto silenzio dalle nostre parti. La prefase 3 è stata il cadeau natalizio che era sotto l’albero ma in modalità “invisibile” almeno per i comuni mortali. Era nell’aria. La prefase 4 non ci è stata nascosta.

Chi di noi non compra almeno una Gazzetta Ufficiale al giorno che leva il medico di torno? Bastava leggerla il tre febbraio e nulla sarebbe accaduto. Ma, tant’è. E così, grazie alla nostra conclamata riluttanza a leggere e a informarci, abbiamo iniziato a contagiarci, a isolarci, a custodirci, a sentirci e, purtroppo anche a incenerirci e a seppellirci (i più fortunati). Quindi parlare di prossima fase 2 non è corretto. Parliamo di princìpi e modalità per una ripresa delle attività sociali ed economiche che siano indolori e foriere di buone speranze. Produzione, trasporti, turismo, scuola, sport. Non sarà facile. Non mi azzardo a questionare su argomenti scientifici o sanitari e tantomeno posso dire la mia su l’intero territorio nazionale.

Ma la fortuna di vivere in Sardegna permette anche a uno come me di provare a raccontare un po’ di futuro incredibile. Intanto partiamo da un inizio stagione che non c’è stato. Niente Pasqua, 25 aprile, primo maggio. Il che vuol dire che sarà una ripartenza ad handicap. Gli stagionali definiti lunghi (aprile-ottobre) ancora non lavorano e nulla fa pensare che ci sarà lavoro per i normali (giugno – settembre) o peggio per i corti (luglio – agosto). Le misure di sostegno, se e quando saranno definite ed erogate, sono tali e potranno al massimo garantire il soddisfacimento di necessità immediate. Chiedo e mi chiedo come saranno trattatati questi lavoratori che staranno forzatamente a riposo quando, conclusa la ripresa e cancellati i sostegni, arriverà l’inverno che non potrà essere dolce senza il frutto del lavoro estivo. Quindi sarà una ripresa che taglierà fuori un’ampia fetta di popolazione che avrà bisogno di aiuti almeno fino al maggio 2021.

Qualcuno perde tempo a progettare stabilimenti balneari a prova d’intruso. Nella pratica attuazione queste misure non possono trovare applicazione se non a costi altissimi con ovvio riverbero sugli utilizzatori finali. Guanti in lattice anche in spiaggia? Mascherine sopracquee? Dove sosto in attesa che mi allestiscano ombrellone e lettini? E ai pasti? Chi garantirà l’integrità del prodotto? Inventeranno il certificato di convivenza che consentirà di stare promiscuamente a tavola col coniuge? “Mi passi il giornale?” “Si ma solo se lo leggi con i guanti”. Ecco, i guanti da lettura: li ho inventati io! “Bella maglietta! Posso provarla?” “Ni, so, boh, mi giro così non vedo”. “Posso provarla anch’io?” “Un attimo che termino col suo amico!” “Ma io non la provo quella, già provata, me ne scarti un’altra!” Ma ve lo immaginate cosa potrà accadere in un negozio di abbigliamento? E le bancarelle, ci sarà spazio per loro? Provare gli orecchini, poi… !

In sostanza, non abbiamo scampo: o torniamo rapidamente quelli di prima o salteranno tutti i presupposti che sostengono il mondo occidentale e quello globalizzato. Dove e come produrrà Zara che spazia dal Vietnam all’Ecuador? E quanto costeranno i bermuda di Cotton & Silk, prodotto tipico del Bangla Desh? E non si sentano al sicuro neanche i dipendenti pubblici: i circa centodiecimila della nostra regione godranno di un breve
periodo di privilegi (stipendi) e poi anche loro dovranno fare i conti sulla fine delle garanzie. Mala tempora currunt.

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