Ci sono silenzi che non sono vuoti. Sono pieni di domande, di ricordi, di scelte, di vite che chiedono soltanto di essere ascoltate. È forse questo il significato più profondo de Le voci di via del silenzio, il romanzo che Elvira Serra ha portato ieri sera in piazza dello Scolastico, protagonista del secondo appuntamento della rassegna letteraria “Sul filo del discorso”, organizzata dalla Biblioteca Civica Simpliciana e dal Comune di Olbia.
Un folto pubblico ha accolto la giornalista e scrittrice nuorese, che ha saputo trasformare una presentazione letteraria in un incontro autentico, fatto di emozioni, sorrisi e riflessioni. Nel dialogo con Caterina De Roberto, caposervizio dell’Unione Sarda, Elvira Serra è apparsa esattamente come emerge dai suoi libri: curiosa, sensibile, capace di guardare dentro le storie degli altri e di restituirle con delicatezza.
Fresca, ironica e spontanea, con quella capacità rara di alternare profondità e leggerezza, ha conquistato il pubblico, che l’ha seguita con grande attenzione e che più volte le ha tributato calorosi applausi. Un affetto particolare è arrivato nei momenti in cui il racconto si è intrecciato con la sua terra e con alcune delle figure che più rappresentano la Sardegna contemporanea.
Minuta nella figura, ma con un’energia e un carisma capaci di riempire il palcoscenico, Elvira Serra ha raccontato anche il suo percorso professionale, ricordando con emozione l’ingresso al Corriere della Sera. Un sogno diventato realtà attraverso la gavetta, l’impegno e quella passione per il giornalismo che lei stessa definisce quasi una missione. Ha raccontato la felicità del primo stage, la soddisfazione di conquistare il proprio spazio fino a diventare una firma del giornale, senza dimenticare il valore più autentico del suo mestiere: l’incontro con le persone.
“Con Giulia (nome secolare di suor Maria Benedetta) condivido la passione per un mestiere inteso come missione”, aveva raccontato a Gallura Oggi parlando della protagonista del romanzo. “È difficile separare la vita privata da quella professionale, perché la curiosità non si spegne mai. La gioia che provo dopo ogni intervista, che poi è un incontro con l’altro, ripaga della stanchezza.”
Ed è proprio l’incontro con gli altri a sembrare il filo invisibile che unisce tutta la sua storia.
Durante la serata, Elvira Serra ha parlato con orgoglio del suo essere sarda. Una domanda sulle sue origini, che spesso le viene rivolta, sembra quasi ridurre qualcosa che per lei è molto più profondo. La sua risposta è stata semplice e piena di convinzione: “Io sono sarda”. Non soltanto un luogo di nascita, ma una parte di sé, un patrimonio emotivo che l’ha accompagnata nel percorso personale e professionale e che continua a influenzare il suo modo di raccontare il mondo.
Nel corso della serata non sono mancati i riferimenti alle grandi figure della cultura isolana. Particolarmente emozionante il ricordo dell’intervista a Costanza Marongiu, madre di Michela Murgia, e il richiamo a Grazia Deledda, alla sua forza e alla sua capacità di affermarsi in un’epoca in cui, per una donna, il cammino era ancora più difficile.
Luca, giovane giornalista alla ricerca di una storia da raccontare, e suor Maria Benedetta, una donna che prima di scegliere la vita monastica era stata una grande inviata del Corriere della Sera, si incontrano. Due vite apparentemente lontane finiscono per incrociarsi attraverso domande universali: chi siamo davvero? Quali scelte ci hanno portato fino a qui? A cosa abbiamo rinunciato e cosa abbiamo ricevuto in dono?
Ed è proprio sul tema del dono che Elvira Serra ha regalato al pubblico il momento forse più intenso della serata.
Luca, ha spiegato, è un dono: per i suoi genitori adottivi, ma anche il dono di una madre che ha scelto con coraggio di affidarlo a chi avrebbe potuto amarlo. Da questa storia nasce una riflessione più ampia: ognuno di noi ha nella propria vita qualcosa per cui essere grato.
Elvira Serra ha raccontato di avere una piccola abitudine quotidiana: stilare una lista delle cose per cui ringraziare. Un gesto semplice, ma potente, che invita a fermarsi e a riconoscere ciò che spesso diamo per scontato. “Dovremmo farlo tutti”, è sembrato essere il messaggio lasciato alla piazza. Perché anche nei momenti difficili, dentro ogni storia, può esserci qualcosa da custodire.
Ad ascoltarla c’era anche sua madre, che Elvira Serra ha salutato con affetto dal palco, regalando al pubblico un momento di grande tenerezza. Al termine dell’incontro, l’autrice si è fermata a lungo per il firmacopie, dedicando attenzione a ogni lettore. Diverse copie del romanzo sono state autografate, anche per alcuni estimatori arrivati appositamente per incontrarla. Elegante nel suo abito rosso, sorridente e luminosa, Elvira Serra ha raccontato il suo libro lasciando a Olbia una parte di sé.
La rassegna Sul filo del discorso proseguirà in piazza dello Scolastico, alle 21.30, con un appuntamento di grande spessore culturale. Martedì 14 luglio il cartellone propone uno spettacolo a sorpresa di assoluto prestigio: “Lu Santo Jullare Francesco”, celebre opera di Dario Fo e Franca Rame, affidata alla regia di Giorgio Gallione e interpretata dall’attore Ugo Dighero.
