Olbia ricorda Anna Frank, una rappresentazione per non dimenticare

A Olbia una rappresentazione teatrale su Anna Frank

C’è una lunga scena, nello spettacolo diretto da Cristina Ricci Dembinski, in cui una bambina castana dallo sguardo dolcissimo e fiero racconta di Anna Frank ad un pubblico attento e silenzioso. E’ la Anna preadolescente che, chiusa nel suo nascondiglio segreto, mentre fuori impazza la guerra, affida i suoi pensieri a un quaderno e a un’amica immaginaria, Kitty. Giorno dopo giorno, di parola in parola, il suo diario diventa il respiro di un’anima che sboccia alla vita, all’amore e alla speranza. Nel buio e nel silenzio, perché nell’alloggio segreto non si poteva fare nessun rumore, Anna racconta i suoi sogni, le paure e i desideri. Non poteva sapere che quelle pagine avrebbero attraversato il tempo per arrivare fino a noi. Oggi, la sua anima rivive in un racconto che restituisce si il dramma, ma soprattutto la vitalità, il coraggio e la straordinaria umanità di una ragazza che, anche nel momento più buio, continua a credere nella bellezza della vita e nell’amore per il prossimo.

Cristina Ricci, console onoraria dei Paesi Bassi e presidente dell’ACIT (Associazione Culturale Italo Tedesca) ha scelto di spezzare il simbolo in frammenti di umanità. “Anna Frank non è una statua. È una bambina che scopre il corpo, un’adolescente che si innamora, una donna che sogna”, racconta. Le tre interpreti – Isabella Ferracin delle scuole elementari, Emma Caria delle scuole medie inferiori e Alida Sanna del liceo scientifico – sono state cercate perché le tessere del mosaico dovevano essere perfette. Proprio in loro Cristina ha visto il senso del progetto: restituire Anna alla vita, prima che alla Storia.

Le intense scene sono state intercalate da brani un po’ datati, forse poco conosciuti ma non per questo meno belli e calzanti, come “Auschwitz” di Francesco Guccini e “Hiroshima” di Georges Moustaki, quest’ultima cantata in francese dai ragazzi. “Abbiamo tolto il riferimento alla bomba, ma il verso “Il faut aimer sans avoir peur” (bisogna amare senza paura) è diventato un mantra”, spiega Ricci. A scandire il tempo, la chitarra di Paolo Scugugia, voce sobria che culla i ricordi.

Quando arriva sul palcoscenico Inge Bouwmeester, architetta olandese trapiantata a Milano, nella platea cala il silenzio. Sua madre, che frequentò la stessa scuola di Anna Frank e per di più nello stesso periodo, scampò miracolosamente alle SS. Per anni, quella storia è rimasta chiusa nel dolore, in un silenzio denso di ricordi mai pronunciati. Ma ora, sotto i riflettori, la voce di Inge spezza il tempo e apre una ferita rimasta nascosta troppo a lungo. Il suo racconto è un viaggio nella memoria, un ponte tra passato e presente, tra chi c’era e chi oggi raccoglie il testimone. Accanto a lei, un dipinto donato dall’artista berchiddese Roxana Rossi ritrae il volto di Anna Frank. Gli occhi della giovane Anna sembrano scrutare la platea, attraversando il tempo.
Un momento inatteso e dirompente è stato l’intervento del dottor Achraf Labsairi, chiamato a spiegare le mestruazioni. Anna ne parla con stupore, come di un segreto prezioso. Oggi, in molte culture, è ancora un tabù’, sottolinea il medico. Quel giorno, Anna scrisse nel suo diario: ‘Finalmente sono una donna’. Era il 1944. Nessuno le aveva mai spiegato cosa significasse davvero.
La nomina di Cristina a console dei Paesi Bassi arriva da un altro diario e da un’altra “Giornata della memoria”: quello di Etty Hillesum, morta a 27 anni ad Auschwitz. Etty scriveva: “La vita è bella nonostante tutto”. Da lì, la collaborazione con l’Ambasciata e il comune di Olbia, che ha trasformato la Giornata della Memoria in un ponte tra Italia e Olanda.
Lo spettacolo si chiude con Alida Sanna, la “terza Anna”, e con lei salgono sul palco le altre due anime di Anna. “Soit gentil et tiens courage” sono le ultime parole: sii gentile e coraggiosa. Quella di Olbia non è stata una commemorazione. È stata ed è un promemoria: la memoria, per non spegnersi, ha bisogno di mani che la coltivino.

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