A Olbia una passeggiata archeologica
Passeggiata archeologica a Olbia, a spasso tra pietre millenarie e realtà contemporanea con Rubens D’Oriano. Non capita tutti i giorni di camminare tra mura puniche, terme romane e templi nascosti nel sottosuolo di una città viva. E ancora meno spesso accade di farlo accompagnati da un archeologo del calibro di Rubens D’Oriano, che ha guidato decine di cittadini e visitatori lungo una straordinaria passeggiata archeologica nel cuore di Olbia.
Le tappe del tour
La prima tappa è stata il porto antico, nei pressi dell’area del tunnel cittadino. Qui, durante i lavori di scavo, erano emersi 11 relitti navali risalenti all’epoca punica e romana: testimonianze preziose della vocazione portuale di Olbia, crocevia commerciale e militare nel Mediterraneo antico. Le navi, perfettamente conservate in alcuni tratti, giacevano stratificate nel fango, a indicare l’intensa attività marittima del passato.
La seconda tappa ha condotto il gruppo davanti al palazzo comunale, dove D’Oriano ha tracciato le tappe storiche delle occupazioni di Olbia – dai fenici ai romani – e la sua centralità nel Giudicato di Gallura, di cui fu capitale. Un passato medievale che si intreccia con quello classico in ogni angolo della città.
Poco distante, la visita al sito emerso durante la costruzione dello Scolastico ha sorpreso per la sua ricchezza: affreschi, strutture murarie possenti e una grande figura umana circondata da motivi vegetali. Alcuni hanno ipotizzato che qui si trovasse la villa di Ate, schiava e amante dell’imperatore Nerone, ma le evidenze restano ambigue. Due teste imperiali sono state rinvenute nel sito, segno comunque della presenza romana di rilievo nel territorio.
La chiesa di San Paolo
Ci si è poi spostati alla chiesa di San Paolo, sotto la quale si celano le vestigia di un tempio dedicato a Ercole, il dio delle dodici fatiche. Nella concezione fenicia, Ercole era una figura di passaggio, di confine, colui che “apre la strada” verso l’ignoto. Un simbolo perfetto per una città come Olbia, affacciata su un’Italia all’epoca ancora sconosciuta ai fenici. Attorno al tempio principale, c’erano almeno altri due edifici di culto che si fronteggiavano, mentre alle spalle dell’abside della chiesa si estendono le terme romane, alimentate dagli acquedotti – di cui ancora sono visibili le vestigia – e accessibili all’epoca con pochi spiccioli: le vere “spa” dell’antichità, luoghi pubblici di socializzazione e benessere.
La passeggiata ha proseguito verso piazza Regina Margherita, dove sotto il selciato si trovano quattro enormi cisterne in grado di raccogliere sia l’acqua piovana che quella della falda dolce sottostante. Un ingegnoso sistema idrico che riforniva le terme e le case. In piazza Matteotti, invece, sorgeva un edificio pubblico romano costruito circa un secolo dopo l’occupazione dell’isola, a conferma di una vita urbana ben strutturata.
Le mura puniche
Il tono della serata è cambiato di fronte alle mura puniche di via Torino. Non solo per la potenza delle strutture – possenti cortine, torri a intervalli regolari, pietre lavorate a bugnato a rappresentare strutture importanti per la città – ma anche per il senso di abbandono. Quando il gruppo è arrivato, ha trovato un gruppo di ragazzi accampati a bere nell’oscurità delle rovine della torre, tra rifiuti e incuria. Un contrasto stridente con la maestosità delle fortificazioni, costruite per difendere Olbia da assedi e arieti già nel IV secolo a.C.
Il viaggio si è concluso in un luogo simbolico: la basilica di San Simplicio e la necropoli paleocristiana circostante. Un luogo che racchiude secoli di fede, sepolture e stratificazioni storiche. “Qui – ha detto D’Oriano – si percepisce la continuità, la città che non ha mai smesso di vivere”.
Quella di ieri non è stata solo una lezione di archeologia, ma un appello alla cura e alla consapevolezza. I luoghi raccontano, ma chiedono rispetto. I siti di Olbia hanno bisogno di protezione, manutenzione, valorizzazione. Perché la storia non basta raccontarla: bisogna custodirla.
