Olbia, dall’Arpas primi intoppi per i binari tra la stazione e l’aeroporto

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L’Arpas ha emesso dei rilievi su alcune criticità ambientali del nuovo collegamento ferroviario di Olbia.

Il progetto per la nuova bretella ferroviaria che collegherà la stazione di Olbia con l’aeroporto Costa Smeralda incontra le prime criticità ambientali. A sollevarle è l’Arpas, che ha espresso una serie di rilievi tecnici sul piano di utilizzo delle terre da scavo previsto per i lavori, finanziati con fondi PNRR e con termine di completamento fissato a giugno 2026.

Modalità di campionamento e analisi dei materiali estratti.

Le osservazioni, indirizzate a Rete Ferroviaria Italiana (RFI), committente dell’opera, e a Italferr, progettista tecnico, riguardano soprattutto le modalità di campionamento e analisi dei materiali estratti. Il primo punto critico evidenziato riguarda il numero insufficiente di punti di prelievo lungo i 3,4 chilometri del tracciato. Secondo la normativa di riferimento, per opere infrastrutturali lineari è richiesto almeno un prelievo ogni 500 metri. I sondaggi effettuati sono cinque, di cui tre risalenti al 2022 e due al 2023. Il numero risulta quindi inferiore a quanto prescritto.

RFI ha replicato sostenendo che, per ridurre i tempi di progettazione e contenere i costi pubblici, i prelievi sono stati effettuati prioritariamente durante le indagini geotecniche necessarie al dimensionamento delle opere, con conseguente difficoltà a rispettare il passo regolare dei 500 metri.

Qualità e la metodologia delle analisi.

Ulteriori rilievi dell’arpas sul collegamento ferroviario di Olbia riguardano la qualità e la metodologia delle analisi. L’Arpas ha segnalato che alcuni campionamenti non sarebbero stati svolti secondo le prescrizioni previste per accertare l’assenza di contaminazione nei materiali movimentati. Inoltre, sarebbero mancati i campioni di acque sotterranee, che la normativa impone di raccogliere unitamente ai campioni di suolo solido.

Destinazione delle terre da smaltire.

Dubbi sono stati sollevati anche sulla destinazione delle terre da smaltire. Secondo quanto riferito da RFI, il sito individuato per il conferimento dei materiali sarebbe la cava di Saccheddu, nel territorio di Luogosanto, che si sarebbe dichiarata disponibile a riceverli a partire da settembre 2024.

Altri rilievi.

Infine, l’Arpas ha contestato le modalità con cui sono state condotte le analisi di caratterizzazione delle aree di deposito intermedio e temporaneo. I rilievi non avrebbero rispettato il requisito di garantire valori dieci volte inferiori ai limiti di concentrazione stabiliti dalla normativa, rendendo necessari ulteriori approfondimenti.

Come scrive La Nuova Sardegna, il rischio, a fronte di queste osservazioni, è che si verifichi un rallentamento dei lavori, con possibili ripercussioni sul rispetto della scadenza fissata dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

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