Il nodo del Puc di Santa Teresa Gallura.
Non è più soltanto una questione tecnica. Il tema del Piano Urbanistico Comunale (PUC) è diventato un caso politico-amministrativo che solleva interrogativi profondi sulla gestione del territorio negli ultimi anni e sulle prospettive future di Santa Teresa Gallura. Al centro del dibattito c’è un punto cruciale: quale sia oggi il reale stato giuridico del PUC e, soprattutto, quali effetti questo abbia avuto sugli atti adottati dal Comune.
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Il Puc di Santa Teresa adottato nel 2020.
Santa Teresa Gallura aveva adottato il piano urbanistico nel gennaio 2020, durante l’amministrazione guidata da Stefano Pisciottu. Da quel momento si è aperta la fase delle osservazioni e delle norme di salvaguardia, un periodo transitorio in cui l’attività edilizia deve rispettare sia il piano vigente sia quello in corso di approvazione. Una fase delicata, destinata però per legge a non durare indefinitamente.
Nel 2021 si insedia la nuova amministrazione guidata da Nadia Matta. Il procedimento sul PUC prosegue, ma non arriva a conclusione. Le osservazioni non risultano definitivamente chiuse e il piano non è stato approvato in via definitiva.
Qui nasce il primo grande interrogativo. Le norme di salvaguardia, per loro natura temporanee, hanno una durata limitata, generalmente pari a tre anni. Se questo termine viene superato senza che il piano sia approvato, il quadro cambia radicalmente: il PUC adottato perde efficacia e torna ad essere pienamente operativo il piano urbanistico precedente. Se così fosse, dal 2023 il riferimento normativo sarebbe tornato ad essere il PUC vigente risalente ai primi anni 2000.
I dubbi sul caso di Porto Pozzo.
Ma è davvero andata così? È proprio su questo punto che si concentrano dubbi e perplessità.
Negli ultimi anni, infatti, sono stati adottati atti urbanistici, varianti e procedimenti edilizi che, secondo alcuni, potrebbero aver fatto riferimento a un piano non più efficace o comunque non pienamente legittimato. Il caso di Porto Pozzo ha acceso definitivamente i riflettori. Il progetto di lottizzazione previsto in un’area costiera sensibile ha sollevato rilievi, in particolare sotto il profilo della compatibilità paesaggistica. La Regione avrebbe ritenuto l’intervento non procedibile, aprendo così una questione ben più ampia: non solo la legittimità della singola operazione, ma la solidità dell’intero impianto urbanistico comunale.
Nel frattempo prende corpo un’altra ipotesi: intervenire attraverso varianti al PUC vigente, quello antecedente al 2020. Una strada tecnicamente percorribile, ma comunque subordinata al vaglio della Regione e alla piena coerenza con il Piano Paesaggistico Regionale.
Resta però un elemento politico difficilmente ignorabile. Le principali decisioni urbanistiche degli ultimi anni, comprese quelle relative a Porto Pozzo, sono state adottate con ampio consenso in consiglio comunale, spesso senza evidenti divisioni tra maggioranza e opposizione. Un dato che oggi alimenta ulteriori interrogativi sul livello di approfondimento e consapevolezza con cui sono state affrontate questioni così complesse.
Il dibattito.
Il rischio, secondo alcuni osservatori, non è solo quello di un contenzioso amministrativo, ma di un rallentamento complessivo della pianificazione e degli investimenti, in un territorio dove equilibrio tra sviluppo e tutela rappresenta una sfida cruciale. In attesa di chiarimenti ufficiali, una cosa appare certa: la questione del PUC non può più essere trattata come un tema tecnico per addetti ai lavori. È diventata una vicenda pubblica, che chiama in causa responsabilità amministrative, scelte politiche e il futuro stesso del territorio. E le risposte, a questo punto, non sembrano più rinviabili.
