“La Sardegna cresce nel mondo”: visione strategica e prospettive

Alla fine del 2025, la Regione Sardegna ha dato il via a un progetto ambizioso: con l’evento “La Sardegna cresce nel mondo” è stato istituito un tavolo permanente di confronto con associazioni di categoria, stakeholder economici e rappresentanti istituzionali, con l’obiettivo di definire politiche strutturali di internazionalizzazione per il periodo 2026–2029.
L’idea è chiara: valorizzare il “sistema Sardegna”, ovvero le sue imprese, risorse e competenze, per aprirlo ai mercati internazionali e rafforzarne la competitività. Non si tratta solo di turismo o di promozione dell’immagine dell’isola, ma di un rilancio economico più profondo e strutturato, con una visione a lungo termine.
Durante l’evento sono stati coinvolti i principali attori economici e istituzionali: rappresentanti del mondo industriale, associazioni d’impresa, enti per l’export, ma anche istituzioni regionali e nazionali, con l’obiettivo di costruire insieme un percorso condiviso di crescita.

Contesto recente: segnali di ripresa e fragilità

L’avvio di questa strategia si inserisce in un contesto economico regionale segnato da luci e ombre. Da un lato, dati recenti mostrano una crescita del valore aggiunto regionale superiore alla media nazionale: nel 2024 la Sardegna ha registrato un +3,74% rispetto a una media nazionale del +2,14%.
In particolare, settori come l’agricoltura, il turismo, ma anche i servizi e l’agroindustria, mostrano dinamiche positive.
Inoltre, le prime analisi del 2025 indicano un aumento del Pil regionale del +0,7% rispetto al 2024 nella prima metà dell’anno, con segnali incoraggianti per l’occupazione: la Sardegna sta registrando un’espansione degli addetti più marcata della media nazionale.
Tuttavia, persistono criticità strutturali: il calo delle esportazioni in termini nominali nel primo semestre 2025, in parte dovuto a tensioni sui mercati internazionali; la fragilità di alcune imprese medio-piccole, soprattutto rispetto agli investimenti e ai prestiti bancari; e la contrazione in comparti tradizionali come alcune produzioni industriali di base.
È in questo quadro che l’iniziativa regionale trova senso: creare le condizioni affinché la Sardegna possa superare limiti strutturali, sfruttando le sue potenzialità e costruendo nuove vie di crescita.

Le leve di internazionalizzazione: cosa prevede il piano 2026–2029

Il tavolo permanente istituito punta a definire una serie di strumenti e politiche a sostegno delle imprese sarde:
Promozione di export e apertura di nuovi mercati esteri: con il coinvolgimento di enti come ICE, Agenzia e associazioni di categoria, la Regione intende favorire l’accesso al commercio internazionale, facendo leva sul Made in Sardegna.
Supporto alle piccole e medie imprese (PMI): tramite misure strutturali come l’affiancamento di Temporary Export Manager (TEM) e finanziamenti per servizi di consulenza e certificazione dei prodotti, fondamentali per soddisfare i requisiti dei mercati esteri, specialmente quelli extra-UE.
Incentivi per settori strategici: non solo agricoltura, agroindustria e turismo, ma anche innovazione tecnologica, digitalizzazione e settori emergenti come l’ICT, per favorire la diversificazione economica e creare nuove opportunità.
Coinvolgimento della diaspora sarda nel mondo: la presidente della Regione ha esplicitamente ricordato l’importanza dei circa quattro milioni di sardi che vivono all’estero, considerandoli una risorsa di competenze e opportunità da valorizzare per progetti di sviluppo.
In questo modo, la Regione mira a creare un “ecosistema internazionale Sardegna”, capace non solo di esportare prodotti e servizi, ma anche di favorire flussi di idee, investimenti e collaborazioni globali, appuntamenti istituzionali riunioni

Opportunità concrete: esempi e priorità

Un segnale concreto di questa strategia è già visibile: la Regione ha deciso di partecipare alla fiera agroalimentare Foodex Japan 2026 a Tokyo, con lo scopo di promuovere le imprese sarde sui mercati asiatici. Per questo è stato pubblicato un avviso con contributi a fondo perduto per le aziende selezionate.
Un altro esempio: la misura che sostiene PMI e reti di PMI attraverso export manager e servizi di consulenza di qualità, finanziata dal programma regionale cofinanziato dall’UE, destinata a rafforzare le capacità di internazionalizzazione delle imprese sarde più fragili.
Queste misure non guardano solo a grandi imprese o settori consolidati: puntano anche su imprese piccole, realtà locali, start-up, filiere agroalimentari e tecnologie, insomma, su tutto il tessuto economico isolano, con un approccio inclusivo e diversificato.

Perché questa strategia può essere decisiva

L’iniziativa appare come la risposta della Sardegna a sfide notevoli: fragilità strutturali, dipendenza dal turismo stagionale, criticità delle piccole imprese e difficoltà a emergere sui mercati globali. Con “La Sardegna cresce nel mondo”, la Regione prova a cambiare paradigma: non più rincorsa all’emergenza o al breve termine, ma programmazione ambiziosa e di medio-lungo termine, con una visione integrata tra territorio, impresa, innovazione e comunità globale.
Il periodo 2026–2029 sarà cruciale: se le politiche verranno attuate efficacemente, la Sardegna potrebbe consolidare i segnali di ripresa già visibili e mettere le basi per un’economia più solida, diversificata e meno dipendente da singoli settori.
In questo senso, le riunioni previste dal tavolo serviranno a definire le strategie, monitorare i risultati e correggere il tiro quando necessario.
Inoltre, grazie al coinvolgimento della diaspora sarda, si aprono incontri Sassari ideali per riportare sull’isola competenze, investimenti e idee maturate all’estero, un ponte tra Sardegna e mondo che può dare nuovo impulso al sistema economico isolano.


Con “La Sardegna cresce nel mondo”, la Regione Sardegna sceglie di puntare su se stessa: sulle sue imprese, sul suo territorio, sulle sue persone, ma con sguardo rivolto al mondo. Se la strategia sarà seguita da misure concrete, risorse adeguate e capacità di coordinamento, c’è la possibilità reale di un rilancio strutturale: un’economia sarda meno fragile, più innovativa, più connessa, e soprattutto più resiliente.

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