Non solo Achille Lauro, Arzachena mette in campo la sua storia

Per il Capodanno con Achille Lauro Arzachena mostra anche la sua storia

Capodanno ad Arzachena: tra il glamour di Achille Lauro e il fascino millenario della storia col bronzetto ritrovato.
C’è un contrasto affascinante nel Capodanno di Arzachena. Da una parte le luci della ribalta, il trambusto del soundcheck e l’energia provocatoria di Achille Lauro che si prepara a infiammare la piazza. Dall’altra, il silenzio millenario di un piccolo uomo di bronzo che, dopo sessant’anni di assenza, è tornato a guardare negli occhi la sua gente.
Il 31 dicembre ad Arzachena non sarà solo l’attesa del brindisi, ma un’occasione rara per ricongiungersi con le radici più profonde della Gallura.

Il bronzetto al museo

Il Bronzetto figurato, ritrovato negli anni ’60 dall’archeologa Maria Luisa Ferrarese Ceruti, è molto più di un reperto: è un simbolo. Rappresenta un sacerdote o un nobile nell’atto di offrire qualcosa al divino, un gesto di speranza che attraversa i millenni (XII-VIII secolo a.C.) e che sembra quasi un augurio perfetto per l’anno che verrà.
Vederlo oggi al Museo Civico Michele Ruzittu ha un sapore speciale. È rimasto lontano per sei decenni e il fatto che il Comune abbia deciso di aprire le porte gratuitamente proprio l’ultimo dell’anno trasforma la visita in un regalo collettivo, un momento di pace prima del caos della festa.

I monumenti di pietra

Per chi ha voglia di camminare nel tempo, il consiglio è quello di muoversi presto. Mentre i tecnici montano il palco, a pochi chilometri di distanza i giganti di pietra — La Prisgiona, Coddu Ecchju, Malchittu — restano lì, immobili e maestosi. Il 31 dicembre questi siti saranno visitabili con orario continuato (dalle 10 alle 16), offrendo quella luce invernale della Sardegna che rende le tombe dei giganti e i nuraghi ancora più magnetici.

Il Bronzetto non resterà per sempre. La sua “trasferta” ad Arzachena ha una scadenza fissata per l’inizio del 2026. Entrare al museo mercoledì prossimo non è solo un modo per passare il tempo in attesa del concerto, ma l’occasione per rendere omaggio a un pezzo d’identità che ha viaggiato a lungo prima di tornare a casa. Arzachena si conferma così una meta capace di due velocità: quella elettrica del pop contemporaneo e quella lenta, profonda e magnetica del suo passato nuragico.

Condividi l'articolo