Allarme pedofilia in Gallura: “Bimbi sempre più piccoli, spesso non creduti”

Troppi tabù in Gallura sulla pedofilia.

Sono tanti i casi di abusi sessuali su minori in Gallura, ma che purtroppo troppo poco si denuncia. Pedofilia, una parola che ancora oggi si pronuncia a fatica è il fenomeno che vede bambini sempre più piccoli, vittime di attenzioni morbose da parte di adulti. ”Perché l’età dei bambini abusati è sempre più bassa e ci sono anche neonati che hanno subìto violenze sessuali“.

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A dichiararlo è il dottor Massimiliano Frassi, psicologo, autore di libri sul tema e presidente dell’Associazione Prometeo, da lui attivata venti anni fa per aiutare le vittime, sia adulti che bambini, a metabolizzare il dolore degli abusi, ma anche per abbattere i tabù sulla pedofilia, che impediscono alle vittime, ma anche le famiglie per loro, di segnalare gli abusi, ostacolando così il loro percorso di libertà.

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Frassi: “Non essere creduti alimenta sensi di colpa e vergogna”

In Sardegna ci stiamo occupando di 60 persone, adulti e bambini spiega il dottor Frassi -, ma è impossibile fare una stima di quanti reati di pedofilia vengono consumati nel territorio, perché per ogni caso ce ne sono almeno 50 che non vengono nemmeno denunciati. Lo scoglio più grande è che molti bambini se parlano non vengono creduti e rischiano così di portarsi dietro per anni un grande macigno, a causa dei sensi di colpa che li affliggono. Quello che cerchiamo di fare, sia nei gruppi di aiuto che nelle conferenze, è che il bambino vittima di un pedofilo non ha nessuna colpa. Purtroppo chi abusa dei bambini fa leva sul senso di colpa per fare tacere le vittime”.

La piaga più grande, infatti, è ancora oggi il forte tabù riguardo ai reati di abusi su minori e gli stereotipi radicati sia sulle vittime e sui pedofili. “Perfino i genitori arrivano a non credere ai bambini abusati, anziché proteggere i loro figli – dichiara Frassi -. Spesso si pensa all’immagine del pedofilo come un orco, ma spesso sono persone insospettabili, anche parenti e genitori. Questo lo diciamo sempre nei nostri seminari. Quando non c’è complicità o omertà, un adulto non crede al bimbo quando è stato a sua volta abusato da piccolo. E’ come se quella persona stia cercando di rimuovere un dolore che rischia di emergere, dunque da vittima di violenza attua un meccanismo per minimizzare il suo trauma. Così il bambino si trova ad essere solo, se non addirittura costretto a stare a contatto con l’abusante per altro tempo”.

Un caso choc di pedofilia in Gallura: abusa per anni della figlia e incita l’altro figlio a fare lo stesso.

Quando gli abusi accadono in contesti sociali piccoli e poco popolati, come la Gallura, dove per vergogna e riservatezza difficilmente si parla, il sommerso è tanto. “Purtroppo è ancora più complicato – dice il presidente di Prometeo –. Di conseguenza, il bambino interiorizza sentimenti di vergogna. Ciò avviene sopratutto quando la famiglia gli dice che non deve parlarne o, addirittura, lo punisce sia per aver rivelato le violenze, sia per il suo cambiamento comportamentale. Quest’ultimo è uno delle conseguenze degli abusi”. Poi ci sono i casi in cui sono i genitori ad essere gli aggressori, come è successo a Fiorella (nome di fantasia), 40enne gallurese che si è rivolta all’associazione Prometeo per superare il trauma degli subìti da bambina, dal padre e poi dal fratello.

Suo padre maltrattava sua madre e ha violentato la figlia per diversi anni – racconta Frassi -, poi ha cominciato a violentarla anche suo fratello, una volta divenuto maggiorenne. Suo padre lo incitava a violentare la sorella perché lo riteneva omosessuale. Abusare sessualmente di sua sorella era per lui una cura dall’omosessualità, perché nella mente di molti pedofili ci sono anche sentimenti di misoginia. Dopo anni di violenze, a 18 anni lei scappò di casa e cominciò a fare uso di droghe. Dopo il percorso con noi oggi ha ripreso in mano la sua vita. Si è laureata in psicologia e ha un compagno dolcissimo. Certo, non può dimenticare il dolore, ma quella ferita si è trasformata in una cicatrice. Tuttavia, lei è una dei tanti ex bambini che hanno tentato invano di denunciare, perché reato è purtroppo caduto in prescrizione”.

Tabù e limiti legislativi.

Molto spesso, infatti, succede che le vittime arrivino a parlare con qualcuno solo da adulti e denunciare troppo tardi, poiché tardi lo è per la legge italiana. ”Molti adulti che seguiamo, che hanno recuperato il ricordo dopo anni o hanno trovato il coraggio di denunciare, non hanno potuto ottenere giustizia, perché hanno più di 40 anni e il reato è ormai caduto in prescrizionedichiara il presidente di Prometeo – e secondo la normativa si può denunciare entro un limite di tempo. Il nostro Paese è rimasto uno dei pochi a prevedere la prescrizione per i reati sessuali e anche per quelli contro minori. Altrove ci insegnano che non è mai troppo tardi per ottenere giustizia: in Australia, ad esempio, una donna ha potuto denunciare il suo aguzzino all’età di 90 anni per averla violentata da bambina e le indagini sono state aperte anche se lui era ormai morto da anni. In Italia non sarebbe possibile. Nel nostro Paese purtroppo siamo ancora indietro nella tutela dei minori”.

Vittime sempre più giovani.

Nonostante le resistenze sociali, oggi meno bambini tacciono rispetto a un tempo, ma ciò non ha fatto diminuire i casi ed è in crescita anche la pedopornografia. “Per questo motivo oggi i pedofili scelgono bambini sempre più giovani – spiega il dottor Frassi –, addirittura neonati o poco più. La vittima più piccola che sto seguendo ha solo 2 mesi ed è stata abusata dal nonno. Poi c’è spesso quel desiderio di dominio e controllo che hanno gli autori di questi reati, come svelano degli studi svolti dall’FBI negli Stati Uniti. Inoltre, l’età delle vittime si è abbassata perché nell’era di internet ci si spinge verso immagini sempre più estreme, cercando in rete contenuti che riguardano anche bambini molto piccoli”. Come dimostrano gli ultimi arresti nel 2025, i reati di pedopornografia, infatti, sono in crescita anche in Gallura e vedono come vittime bambini di pochi mesi.

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