Chiuso il forum, anche mamme e figlie nude e spy cam a Olbia e Sassari

La vicenda del forum pornografico e i casi a Olbia e Sassari.

Dopo le proteste su scala nazionale, il forum pornografico Phica ha chiuso i battenti dopo 20 anni, a seguito dell’inchiesta che vedeva un centinaio di donne coinvolte come vittime di questa inquietante vicenda. Nei giorni scorsi, mentre si allungava la lista delle denunce di donne che sono finite nel forum con dominio straniero, la crisi era già evidente, con tanti uomini che da giorni chiedevano la rimozione dei contenuti illegali da loro stessi pubblicati.

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Secondo le regole del portale, infatti, chi apre un thread non poteva cancellarlo autonomamente: l’eliminazione spetta esclusivamente agli amministratori del sito. Dopo l’apertura dell’inchiesta, in tanti temevano conseguenze giuridiche o morali: tra loro c’è anche chi aveva pubblicato foto della moglie, fidanzata, ex o della cognata, scattate di nascosto con fotocamere e spy cam.

Qualcuno perdono foto delle loro madri, figlie, nipoti e sorelle. Emergerebbe inoltre che in passato gli admin avrebbero chiesto del denaro agli autori dei post illegali in cambio della rimozione di contenuti, dopo le denunce. Una vicenda che assume contorni sempre più inquietanti.

”Sono padre di famiglia, temo il carcere o che mia moglie mi cacci via di casa”, scriveva uno sul forum che ha chiesto la cancellazione dei suoi contenuti dopo il pressing mediatico che ha portato all’inchiesta. Altri, invece, si sono definiti “intoccabili a livello giuridico” e arrivano persino a sfidare sul forum la promotrice della petizione, che in pochi giorni ha superato le 100.000 firme e chiedeva la chiusura di Phica.

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L’attrice Anna Madaro, volto e attivista della body positivity, ha fatto partire l’inchiesta da Taranto dopo aver scoperto le sue fotografie rubate dai social e postate sul sito.

Sul portale sono stati eliminati anche numerosi post riguardanti donne e ragazze di Cagliari, Olbia e Sassari e tante, con la cancellazione di migliaia di contenuti, non sapranno mai se le loro foto sono finite sul portale pornografico. Questo lascia l’amaro in bocca a quelle che avrebbero potuto ottenere giustizia perché gli autori di questi crimini resteranno sicuramente impuniti.

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Il caso mia moglie.

È il caso del gruppo “Mia Moglie”, ora chiuso per “sfruttamento sessuale” ad avere scoperchiato il caso di pandora. Dalla vicenda le denunce si sono spostate all’altra piattaforma online, che esiste da 20 anni e ha cambiato nel tempo diversi domini, mentre i contenuti illeciti hanno continuato a moltiplicarsi indisturbati. La differenza con il gruppo Facebook è che non è facile chiudere il portale e che le denunce sono partite da celebrità – anche deputate e la premier Giorgia Meloni – che si sono ritrovate, loro malgrado, coinvolte come vittime nella vicenda. La prima inchiesta, invece, era partita grazie all’attivista Carolina Capria e ha coinvolto donne comuni, mogli ed ex degli iscritti al gruppo. Dopo che il caso è diventato di dominio pubblico, le malcapitate hanno scoperto le loro foto e deciso di sporgere denuncia.

Come denunciare.

Se sei vittima di reati online, il primo passo è rivolgersi alla Polizia Postale, presentando denuncia tramite il modulo online o direttamente in un commissariato. Per richiedere più rapidamente la rimozione di contenuti illeciti dal web, è possibile compilare il modulo messo a disposizione da Google, che consente di segnalare foto e video non consensuali che ti ritraggono.

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Negli ultimi anni sono nate realtà come Permesso Negato, che offrono supporto concreto alle vittime. Esiste inoltre il sito istituzionale del Garante per la Privacy, attraverso il quale è possibile segnalare reati telematici, compreso il revenge porn.

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