Ciro Grillo, spuntano le vecchie chat: “Quelle ragazze me le farei”

Al processo a Tempio esaminate vecchie conversazioni.

Ieri si è svolto il processo contro Ciro Grillo e il resto del presunto branco, che si è basato sulla deposizione dei testimoni. Tra loro anche la madre del giovane, Parvin Tadjik, la quale ha confermato ancora di non aver sentito niente quella notte in cui il figlio e i suoi amici avrebbero compiuto lo stupro di gruppo ai danni di una studentessa norvegese.

Proprio durante l’udienza, l’avvocato della parte civile che sostituiva Giulia Bongiorno, ha portato alcune vecchie chat risalenti agosto 2017, che riguardano proprio la madre di Grillo jr e suo figlio. Nella conversazione finita agli atti è presente il rimprovero che la Tadijk ha fatto al ragazzo nel 2017 quando lui si trovava in vacanza-studio in una scuola di Auckland, in Nuova Zelanda. La vicenda riguarda il comportamento di Ciro Grillo, sanzionato dal vicepreside il quale voleva espellerlo per alcune affermazioni che riguardano le figlie dell’uomo. Il giovane Grillo aveva riferito a un un compagno di studi che ”il vicepreside ha due figlie che mi farei”. Il dialogo tra i due alunni era stato sentito da una docente che aveva riferito tutto. 

Alla fine l’imputato, dopo il coinvolgimento delle forze dell’ordine per il tentativo di opporsi all’espulsione, rientrò in Italia. La madre in quell’occasione gli diede del “teppistello”. L’avvocato delle vittime ha messo in evidenza il comportamento non proprio disciplinato del ventenne e l’atteggiamento predatorio nei confronti delle donne, mentre i legali di Grillo jr. si sono opposti poiché non c’è alcuna correlazione con la violenza sessuale e “tanti maschi fanno questi discorsi”. Anche l’altra testimone, amica della madre di Grillo jr., nega la presunta violenza, dicendo di aver visto la diciannovenne tranquilla la mattina stessa, dopo che si sarebbe verificato lo stupro. La controparte, invece, ha evidenziato una contraddizione nel comportamento di Parvin Tadijk che ha negato che l’episodio avvenuto in Nuova Zelanda si riferisse ad un’affermazione legata al sesso e hanno evidenziato che quelle parole forniscono una prova sulla condotta sessuale dell’imputato.

Condividi l'articolo
Gallura Oggi il quotidiano di Olbia e della Gallura | Notizie da Olbia, eventi in Gallura