Il caso di Ciro Grillo si sposta a Sassari.
Il processo di secondo grado a Ciro Grillo e tre dei suoi amici condannati tutti per stupro di gruppo si sposta alla Corte d’Appello di Sassari. Si terrà il prossimo 12 novembre alle ore 9 la prima udienza che vede oltre al figlio di Beppe Grillo anche Edoardo Capitta, Francesco Corsiglia e Vittorio Lauria. I quattro giovani genovesi erano stati condannati in primo grado. Le pene vanno dai 6 agli 8 anni per i fatti avvenuti nel 2019 a Porto Cervo.
La difesa.
Il tribunale di Tempio Pausania aveva riconosciuto che i quattro sono colpevoli di aver compiuto violenze sessuali di gruppo contro una studentessa italo-norvegese. Gli abusi sono avvenuti nella villetta di Beppe Grillo in Costa Smeralda nel luglio di sette anni fa. Lo stupro è stato anche filmato dal telefonino di uno degli imputati. I video girati dai giovani sono stati usati come prova per documentare l’episodio avvenuto quella sera ai danni della giovane. La parte offesa ha accettato la condanna dei quattro giovani, mentre la difesa ha impugnato la sentenza.
La difesa degli imputati aveva depositato il ricorso lo scorso 2 febbraio, perché ritiene che la ex studentessa fosse consenziente. Il collegio presieduto dal giudice Marco Contu aveva sostanzialmente accolto l’impianto accusatorio del procuratore Gregorio Capasso, il quale aveva sollecitato una condanna a nove anni per tutti i coinvolti. Il verdetto di primo grado ha stabilito una pena di otto anni di reclusione per Ciro Grillo, Vittorio Lauria ed Edoardo Capitta, e di sei anni e sei mesi per Francesco Corsiglia per avere avuto un ruolo di minore gravità nei fatti.
Perché la sentenza è stata impugnata.
LEGGI ANCHE: Ciro Grillo, impugnata la sentenza, il processo per stupro si sposta a Sassari
I condannati hanno costantemente professato la propria innocenza, respingendo ogni addebito. Per gli imputati ciò che è avvenuto in quella villetta tra il 16 e il 17 luglio è stato con il pieno consenso della vittima. Lei però aveva denunciato i quattro ragazzi dopo il rientro dalla vacanza. La donna ha raccontato che quella notte aveva bevuto tantissimo e non aveva prestato consenso a rapporti di gruppo. L’accusa, infatti, aveva creduto al racconto della ex studentessa accogliendo il racconto della vittima come coerente.
La difesa però non aveva sostenuto la giovane come credibile. Nel corso del procedimento, infatti, i loro avvocati hanno incentrato la strategia difensiva sulla contestazione della credibilità della studentessa in merito a quanto accaduto nella villetta della famiglia Grillo tra il 16 e il 17 luglio di sette anni fa. Sarà ora il processo di secondo grado a stabilire se i giovani sono innocenti o se confermare le condanne in primo grado per abusi di gruppo.
