Cognomi e indirizzi di ragazzine sul forum e video con spy cam. Casi in Gallura

Nella nuova inchiesta sul revenge porn dopo “Mia Moglie” coinvolte anche persone da Olbia e Sassari.

Dopo lo scandalo del gruppo “Mia Moglie” esiste un caso analogo: in un forum online da più di 700 mila persone migliaia di foto di donne e ragazzine rubate o scattate senza il loro consenso, anche a Olbia e Sassari. Potrebbero essere milioni le donne vittime di quello che l’attivista autrice dell’inchiesta sul gruppo social “Mia Moglie” ha definito stupro digitale. Quel gruppo era stato chiuso dopo la scoperta della presenza di foto di donne pubblicate senza consenso: mogli ed ex partner insultate con commenti che la portavoce della Polizia postale di Roma ha definito “disturbanti”.

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Lo stesso copione si è ripetuto su un forum italiano, il più grande portale pornografico del Paese, già segnalato in passato per episodi simili. L’inchiesta è scattata grazie alla denuncia dell’attrice Anna Madaro, anche lei finita sul sito. Tuttavia, il forum continua a operare indisturbato da oltre 15 anni, consentendo agli utenti di pubblicare veri e propri illeciti e di sentirsi impuniti. All’interno erano presenti anche sezioni dedicate a città galluresi e del nord Sardegna, poi chiuse solo dopo il pressing di migliaia di persone, come già accaduto con il gruppo “Mia Moglie”.

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Spy cam.

Oltre agli scatti social sottratti a donne del mondo dello spettacolo, sul forum sono state diffuse anche le immagini di una vittima di stupro di gruppo, accompagnate da commenti che ne mettevano in discussione la sua credibilità. Ma ciò che colpisce nell’occhio è soprattutto il grande quantitativo di foto e video di donne e ragazze riprese di nascosto anche con spy cam. Gli scatti, realizzati con telecamere nascoste in uffici, abitazioni, bagni, camerini, piscine e spiagge, sono stati pubblicati sul forum, dove alcuni “guardoni” si vantavano delle proprie imprese, mentre altri li lodano, li incitano e chiedono esplicitamente consigli su come riprendere le donne senza essere scoperti.

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Il tema delle spy cam è al centro di una petizione su Change.org che chiede la chiusura del forum per i numerosi illeciti commessi. Negli anni scorsi il fenomeno ha acceso un ampio dibattito in Corea del Sud, dove è definito “molka” ed purtroppo molto diffuso, tanto da spingere il governo a intervenire con nuove norme.

Nel dibattito pubblico in Italia, invece, non si era mai affrontata con decisione questa forma insidiosa di violenza sessuale digitale, ma dal caso “Mia Moglie” l’attenzione sul tema è cresciuta. Considerata la presenza di numerosi spazi e piattaforme online, anche nel nostro Paese la portata del fenomeno delle spy cam appare enorme. Ciò dimostra quanto il fenomeno sia diffuso nei Paesi patriarcali con alta penetrazione tecnologica, come anche la Corea del Sud, dove il “molka” è oggi considerato femminicidio digitale.

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Cosa si rischia 

Non solo foto e video, ma anche nomi, cognomi e indirizzi di casa: migliaia di informazioni personali diffuse in rete e accompagnate da commenti agghiaccianti, spesso inneggianti allo stupro. Ragazze e donne seguite e fotografate. Uomini che incitavano a seguirle fino a casa propria. Le condotte contestate non riguardano soltanto la diffusione di materiale intimo senza consenso, ma comprendono almeno otto diversi illeciti.

Si va dal revenge porn alla violazione del copyright, fino alla diffamazione e illeciti in materia di privacy. Per il reato di “diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti” (conosciuto come revenge porn e introdotto nel 2019), la legge prevede fino a 6 anni di reclusione, con aggravanti che comportano un ulteriore inasprimento delle pene. La diffamazione, disciplinata dall’articolo 595 del codice penale, comporta pene fino a 2 anni di carcere e sanzioni pecuniarie. La violazione della riservatezza, regolata dall’articolo 167 del Codice della privacy, prevede l’arresto fino a 3 anni o una multa. Infine, per le violazioni del diritto d’autore, la legge 633/1941 stabilisce pene fino a 3 anni e sanzioni pecuniarie superiori ai 15.000 euro. Tra gli illeciti potrebbero esserci anche condotte di stalking, interferenze illecite nella vita privata, detenzione e condivisione di materiale pedopornografico, violenza sessuale, con pene altrettanto alte.

Reati sessuali.

In Italia, il 30% delle denunce alla Polizia postale riguarda reati a sfondo sessuale online. Come ha sottolineato l’attivista Carolina Capria, promotrice dell’inchiesta sul gruppo “Mia Moglie”, si tratta di una vera e propria forma di stupro digitale, che affonda le radici nella cultura del doppio standard sessuale e nel persistente complesso “madonna-puttana”, ancora persistente in Italia.

Significativo è il fatto che sugli stessi siti siano stati pubblicati contenuti non solo relativi a sconosciute e celebrità, ma anche mogli e compagne, ex partner, sorelle e persino figlie e nipoti: una conferma di come la violenza di genere colpisca tutte e come spesso gli autori siano vicini alle vittime. Ciò dimostra quanto sia fuori luogo concentrarsi sul comportamento della malcapitata per delegittimare la sua denuncia e mettere in discussione la sua credibilità.

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