Incendio cantiere a Olbia, la perizia: guasti ignorati e falle nella sicurezza

Incendio cantiere nautico Olbia

Il caso dell’incendio del cantiere di Olbia Nautica Acqua.

L’incendio distruttivo che il 22 aprile scorso ha distrutto il cantiere Nautica Acqua di Olbia, incenerendo 40 barche di lusso per centinaia di milioni di euro, è stato oggetto di una perizia depositata presso la Procura di Tempio. I periti incaricati dal procuratore Gregorio Capasso, hanno stabilito che il rogo ha avuto origine da un guasto a bordo di uno yacht della società Maori, situato nella seconda campata del capannone.

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Nonostante non sia stato possibile individuare il punto esatto da dove è partito l’incendio a causa della distruzione causata dal rogo, gli esperti hanno accertato che il problema elettrico era stato segnalato nei giorni precedenti il disastro, ma non erano state adottate precauzioni. Sebbene sia stata esclusa la matrice dolosa e i difetti di progettazione del natante, la responsabilità colposa è stata ricondotta alla gestione del cantiere e della sicurezza.

L’analisi evidenzia infatti gravissime anomalie nel capannone di Cala Saccaia: come l’assenza di autorizzazioni antincendio, il malfunzionamento degli impianti idrici e la mancanza di sistemi automatici di rilevazione e allarme. Una catastrofe annunciata. L’inchiesta coinvolge cinque persone, i vertici del cantiere e della società Maori, accusati di incendio colposo, e un manutentore a cui viene contestato il reato di falso. Le persone coinvolte come parte lese sono anche nomi noti come Tommaso Cavalli.

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