Morte Giovanni Marchionni, la batteria dello yacht a Olbia sprigionava gas letale

Giovanni Marchionni portisco skipper

Le indagini sulla morte di Giovanni Marchionni a Olbia.

Una nuova ricostruzione emerge sulla tragedia che lo scorso agosto ha visto la morte del giovane skipper campano Giovanni Marchionni. Secondo i primi accertamenti tecnici condotti a Portisco sullo yacht Gravia, ancora sotto sequestro, la causa del decesso potrebbe essere riconducibile a gas letale sprigionato da una batteria ausiliaria.

Gli esperti incaricati dalla Procura di Tempio Pausania hanno rilevato concentrazioni di acido solfidrico pericolose per la salute umana e spiegano come il gas, accumulatosi nelle sentine per la mancanza di ventilazione, sia riuscito a infiltrarsi nella cabina dove dormiva il ragazzo. In particolare, un foro con portello situato sotto il guanciale del letto avrebbe favorito la fuoriuscita dell’Idrogeno solforato, provocando il decesso durante il sonno.

L’avvocato della famiglia Marchionni ha evidenziato come questi risultati corrispondano alle analisi autoptiche e chimiche già eseguite sul corpo del giovane. Le verifiche sulle dimensioni e le caratteristiche della cabina erano state sollecitate dai legali della famiglia. Annalaura Di Luggo, proprietaria dello yacht, resta indagata e assistita dall’avvocato Giampaolo Murrighile. La ricostruzione è ancora in fase di conferma da parte della Procura.

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