Omicidio Cinzia Pinna, il Ris torna a ConcaEntosa: si cercano vestiti e cellulare

Cinzia Pinna

Le indagini sull’omicidio di Cinzia Pinna.

I carabinieri del Ris sono tornati ancora nella tenuta di ConcaEntosa dove è stato consumato l’omicidio di Cinzia Pinna. Sono arrivati sulla scena del delitto con un fuoristrada e due mezzi dell’agenzia regionale Forestas con tosaerba e altri attrezzi agricoli. Questi rilievi proseguiranno anche nella giornata di giovedì con il fine di ricercare altri elementi utili per ricostruire il movente del femminicidio.

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Si cercano anche degli effetti personali della vittima spariti, ovvero alcuni abiti e il telefono cellulare della 33enne di Castelsardo. Domani, invece, è previsto un sopralluogo nello yacht di famiglia ormeggiato a Cannigione, il cui tender era stato usato da Ragnedda per raggiungere Baja Sardinia, località turistica a pochi chilometri da Porto Cervo in Costa Smeralda, dove c’è la casa di famiglia, quando era ormai braccato dai carabinieri.

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Dalle indagini è emerso che il 41enne voleva disfarsi del Corpo di Cinzia Pinna e forse stava perlustrando la zona. Si ipotizza che volesse buttare il cadavere dalla scogliera di Capo Ferro. Le indagini sono ancora in corso per stabilire cosa esattamente sia avvenuto nelle fasi successive al delitto e se qualcuno ha aiutato l’omicida reo confesso.

Le condizioni di Emanuele Ragnedda.

Ragnedda si trova ricoverato dopo un tentativo di suicidio nella sua cella a Bancali. Le sue condizioni sono buone, ma è ricoverato in Psichiatria a causa della natura del suo gesto compiuto la scorsa domenica nel penitenziario dove si trova rinchiuso con l’accusa di omicidio volontario e occultamento di cadavere.

Le indagini per favoreggiamento.

Al momento gli indagati per favoreggiamento sono due, le stesse persone, ovvero Luca Franciosi e Rosa Maria Elvo. L’inchiesta sta cercando di ricostruire il ruolo del 26enne e della 50enne nella tragica vicenda che ha interrotto la vita di Cinzia. Franciosi, di professione manutentore stagionale, potrebbe aver lavorato nella tenuta di Ragnedda aiutando a ripulire la scena del delitto.

La Elvo, ristoratrice di San Pantaleo, è amica di Emanuele, ma forse molto di più che un’amica. I due potrebbero aver avuto un ruolo chiave anche nel far sparire indumenti ed effetti personali della 33enne uccisa.

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