Le indagini sull’omicidio di Cinzia Pinna.
Con la conclusione degli accertamenti preliminari da parte della Procura di Tempio Pausania, il procedimento giudiziario sul delitto di Palau si avvia verso il dibattimento in aula. Al centro della vicenda si trova il drammatico episodio avvenuto il 12 settembre 2025 nello stazzo di Conca Entosa, in Gallura, dove la 33enne Cinzia Pinna ha perso la vita dopo essere stata attinta al volto da tre proiettili. Per questo fatto, l’imprenditore vitivinicolo Emanuele Ragnedda deve rispondere di omicidio volontario. La magistrata inquirente, Noemi Mancini, ha infatti formalmente escluso la sussistenza della legittima difesa, contestando all’indagato le pesanti aggravanti della crudeltà, delle sevizie e dei motivi abietti e futili, oltre ai reati di porto abusivo d’arma e occultamento di cadavere.
La prospettiva dei legali del collegio difensivo risulta di segno opposto. Gli avvocati Gabriele Satta e Luca Montella hanno espresso soddisfazione per la fine delle indagini, vedendola come l’opportunità per spostare il dibattito dalla sfera mediatica alle aule di tribunale. La difesa sostiene con fermezza che l’imputato abbia reagito a un’aggressione armata da parte della donna, contestando l’attribuzione dei motivi futili e respingendo la descrizione dell’assistito come un soggetto spietato. A supporto della tesi del ferimento difensivo, i legali faranno affidamento sulle recenti rilevazioni tecniche effettuate dal proprio consulente nello stazzo gallurese, che avrebbero evidenziato tracce ematiche riconducibili allo stesso Ragnedda sulla scena del crimine.
