La storia di Ibra, il 24enne della Guinea che accoglieva i migranti al porto di Olbia

L’intervista al mediatore culturale che ha aiutato i migranti a Olbia.

Anche l’arrivo dei migranti a Olbia, a bordo della nave Ocean Viking, è stato al centro di attenzione mediatica per il dramma umano che lo accompagna, ma c’è un aspetto meno visibile e altrettanto cruciale: il ruolo dei mediatori culturali.

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Questo ruolo è stato essenziale anche durante lo sbarco a Olbia dei 40 migranti, dove i mediatori culturali hanno offerto un primo sostegno umano, spiegando ai nuovi arrivati cosa stava succedendo e cosa sarebbe accaduto nelle ore successive. Tra loro c’è Ibra Balde, 24 anni e originario della Guinea Bissau. La sua storia è quella di tanti altri migranti, ma anche unica, per il percorso che lo ha portato a trasformare un’esperienza di sofferenza in un’opportunità per aiutare gli altri.

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“Il viaggio dalla Guinea Bissau all’Italia è stato lungo e doloroso – racconta Ibra in un buon italiano -. E’ durato oltre un anno. Sono arrivato in Libia e da li’, con un barcone, sono arrivato in Italia. Alcuni viaggi durano anche due anni. Alcuni sono più fortunati e arrivano in pochi mesi. Ricordo che sono stato sei mesi in Libia. Quello che ho vissuto durante il mio viaggio non riesco a dimenticarlo. Fa male pensarci, ma sono grato di essere arrivato sano e salvo”.

Dopo essere stato accolto a Calangianus, Ibra ha deciso di restituire ciò che aveva ricevuto, diventando mediatore culturale per i migranti. Con la sua collega, ieri si sono occupati di accoglierli dopo lo sbarco dalla nave Ocean Viking. “Quando arrivano, il nostro compito è informarli sulle leggi, spiegare loro l’importanza di andare a scuola, e accompagnarli nei primi passi del loro nuovo percorso di vita – dichiara Ibra – Noi operatori lavoriamo in squadra per aiutare i nuovi arrivati. È importante dare loro un punto di riferimento”.

Storie come quella di Ibra Balde mostrano come il lavoro del mediatore culturale non si limiti alla fase dell’accoglienza immediata, ma sia parte integrante di un percorso più ampio di integrazione. Egli ha un compito importante: non si limita soltanto ad aiutare i migranti, ma si prende cura anche della comunità che li accoglie. Grazie al suo lavoro, si costruiscono ponti di comprensione e si facilita l’inserimento di queste persone nella società. In questo modo, contribuisce a creare un clima di accoglienza e collaborazione. Spesso, dietro ad una storia di migrazione si cela una rete di persone appassionate e professionisti dedicati, impegnati a trasformare un momento di crisi in una straordinaria opportunità di rinascita.

Queste figure professionali rappresentano un ponte fondamentale tra i migranti appena sbarcati e la società che li accoglie, aiutandoli non solo a orientarsi nel nuovo contesto ma anche a superare il trauma di un viaggio spesso segnato da privazioni e violenze. I mediatori culturali non si limitano alla traduzione linguistica. Il loro lavoro si estende al supporto psicologico, alla spiegazione delle leggi italiane e al funzionamento delle istituzioni, ma soprattutto alla costruzione di un rapporto di fiducia con i migranti. Spesso condividono con i nuovi arrivati una lingua comune e, in molti casi, un vissuto simile, che permette loro di capire in profondità i bisogni e le difficoltà di chi si trova di fronte a una realtà completamente nuova.

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