La Storia di Margareth, intrappolata col fil di ferro conficcato nel naso

Il cane adesso sta bene.

È la mattina presto del 15 dicembre 2020, la Lida di Olbia riceve una richiesta di intervento urgente, per una cucciola di pastore maremmano con un filo di ferro infilzato nel naso. Probabilmente intrappolata in un punto lontano dall’autore del gesto, dove non poteva arrecargli alcun fastidio, è riuscita a liberarsi, col fil di ferro che è rimasto lì, in cima al muso. “Metodi arcaici, barbari, praticati da chi non conosce il significato della parola rispetto, salvo poi pretenderlo per se stesso – tuona in un comunicato la Lida di Olbia, che ha subito ricoverato e accudito il povero animale -. L’abbiamo soccorsa e portata in clinica dove in sedazione è stato rimosso questo attrezzo di tortura“.

Nel frattempo, la cucciola, ribattezzata Margareth, cresce, anche con gli aiuti dei donatori, commossi per la sua storia. E sono in tanti a volerla adottare. “Margareth ha dimenticato tutto – fa sapere la Lida -, i cuccioli hanno una capacità di ripresa incredibile. Ha addosso l’argento vivo, è felice e spensierata come un bimbo ed ha l’appetito di un lupo. Le sue zampotte sono enormi, diventerà un grande cuore bianco”. L’associazione non risparmia parole dure nei confronti di chi ha torturato il cane: “Cosa dire dell’orco che l’ha seviziata? Noi denunciamo sempre questi episodi alle autorità competenti, ma è la mentalità che deve cambiare e sarà possibile solo con massicce campagne di informazione in merito al reale benessere animale. Chi di dovere ha l’obbligo morale di vigilare sia sugli animali da allevamento che su quelli cosidetti da “lavoro”, affinchè possano avere una vita dignitosa, nonostante tutto”.

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