Sessantuno anni fa moriva a 22anni Bruno Nespoli, la sua tragica vicenda

Il 24 gennaio 1960 la tragedia durante Olbia-Carrarese.

“Sullo stadio di Olbia che ti vide trionfare non passò il pallone attanagliato dalle tue mani, passò invece sorella morte e il fremito funereo trasvolò subito oltre il mare, fino alla tua Sansepolcro. Resta l’imperituro ricordo del tuo dolce sorriso che si perpetua ora fra gli splendori di Dio”, recita una lapide apposta nell’estate del 1960 presso lo stadio di via Ungheria al momento della sua intitolazione a Bruno Nespoli.

Non tutti conoscono la triste, indimenticabile vicenda di Bruno Nespoli, portiere ventiduenne dell’Olbia tragicamente mancato 61 anni fa. Nespoli, nato a Sansepolcro il 5 dicembre 1937, diede i primi calci nella squadra locale, in un campionato minore toscano. Passò al Montevarchi nella stagione 1956-57, in Promozione, prima di svolgere due stagioni, dal 1957 al 1959, in serie C con l’Arezzo. Proprio quando stava per essere ingaggiato dalla Sanbenedettese in Serie B, venne chiamato ad adempiere all’obbligo di leva, venendo trasferito in Sardegna il 7 luglio, al Centro Addestramento Reclute di Cagliari, assegnato successivamente al 152º Reggimento fanteria “Sassari”, con servizio da svolgere presso il comando militare di Olbia.

Fu subito segnalato ai dirigenti dell’Olbia, che lo “arruolarono” nella squadra di calcio locale. Qualcuno in città racconta che avesse proposte anche dal Tempio e dalla Torres, ma che scelse l’Olbia anche per via di una ragazza. Esordì immediatamente in Serie D alla prima giornata di campionato, anche se nel tabellino ufficiale risulta aver giocato Barbelli. Un nome di copertura, Nespoli non poté utilizzare il suo vero cognome, in quanto militare.

Si fece apprezzare per la sua simpatia e il suo carattere in città, oltre che per le indubbie doti sportive. Disputò tutte le partite – tranne la seconda di campionato – fino al tragico 24 gennaio 1960, quando l’avversario di turno fu la toscana Carrarese. Era il 35‘, il pallone viaggiava velocemente verso il limite dell’area olbiese, il giovane portiere tentava una spericolata uscita, l’attaccante trentenne dei toscani Noris Schamous – Schamos negli almanacchi – inseguiva il pallone, calciando di sinistro nel tentativo di anticipare Nespoli. Inevitabile lo scontro tra i due. Ad avere la peggio, il giovane portiere dell’Olbia, che rimaneva a terra in preda alle convulsioni.

Nespoli fu trasportato al San Giovanni di Dio, dove fu stilata la diagnosi, per i tempi, simile a una condanna a morte: frattura della base cranica, commozione celebrale e stato di choc. Morì 12 ore dopo, tra lo sconforto generale.

Una folla di tifosi ne accompagnò il feretro fino alla nave che ne riportò la salma a Sansepolcro per la sepoltura. Il 20 giugno successivo, la città di Olbia volle intitolargli lo storico stadio cittadino, per lasciare vivo per sempre il suo ricordo tra gli sportivi locali e tutta la cittadinanza.

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