Cala Finanza, il cemento sul mare finisce in Parlamento

Il caso del mega resort di lusso a Cala Finanza.

Scontro totale tra il Governo e la Regione Sardegna sul caso Cala Finanza, a Loiri Porto San Paolo. Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al maxi-progetto turistico di lusso da 100 ettari della Tavolara Bay S.r.l. (gruppo brasiliano JHSF) all’interno dell’Area Marina Protetta di Tavolara, superando i pareri contrari della Regione e dello stesso Ministero della Cultura grazie alle deroghe della Zes unica.

Durissima la reazione delle opposizioni: i senatori M5S Sabrina ed Ettore Licheri denunciano la lesione delle prerogative sarde, mentre la deputata dei Progressisti, Francesca Ghirra, definisce “scandaloso” l’uso delle procedure semplificate come grimaldello per aggirare i vincoli paesaggistici e annuncia un’interrogazione parlamentare.

La vicenda.

La società Tavolara Bay S.r.l., riconducibile al gruppo brasiliano JHSF Participações, ha presentato un progetto nell’Area Marina Protetta di Tavolara Punta Coda Cavallo. Il primo stralcio del progetto riguarda circa dieci ettari dell’area di Cala Finanza, nel territorio comunale di Loiri Porto San Paolo, di fronte all’isola di Tavolara. Ciò prevede interventi nell’ex Villa Leone. Il masterplan complessivo avrebbe una dimensione persino più ampia, che andrebbe a interessare circa cento ettari, con strutture alberghiere di lusso, ville, impianti sportivi, campo da golf ed eliporto in un’area dove costruire è vietato.

In virtù delle deroghe previste dalla ZES unica per il Mezzogiorno, il Consiglio dei ministri ha fatto una scelta gravissima, respingendo l’opposizione al progetto della Regione Sardegna e persino del Ministero della cultura.

Le reazioni.

Il via libera del Governo al mega-progetto nell’Area Marina Protetta di Tavolara, fa esplodere la polemica politica.Quanto accaduto su Cala Finanza apre una questione che va oltre il singolo progetto e riguarda il rapporto tra lo Stato e la Sardegna. Di fronte alle perplessità espresse dalle istituzioni territoriali e alla rilevanza ambientale dell’area interessata, riteniamo incomprensibile la decisione del Governo di procedere senza tener conto delle posizioni della Regione e degli enti locali, nonché delle ripercussioni che graverebbero sui cittadini” dichiarano in una nota i senatori M5S Sabrina Licheri ed Ettore Licheri.

Condividiamo le perplessità espresse e ci faremo portatori di queste, chiedendo piena trasparenza sul percorso che ha condotto al via libera del progetto e sulle valutazioni che ne sono alla base. La tutela del paesaggio, dell’ambiente e delle prerogative della Sardegna non può essere considerata un ostacolo allo sviluppo. Al contrario, rappresenta il presupposto per una crescita equilibrata e rispettosa dell’identità del territorio.” concludono.

Dopo il via libera del Consiglio dei ministri al resort di lusso nonostante i pareri contrari di Regione e Ministero della Cultura, la deputata Francesca Ghirra (Progressisti) contesta l’uso delle procedure semplificate della ZES con parole di fuoco. ”L’utilizzo dell’autorizzazione unica prevista dalle procedure della ZES per un progetto così articolato e pericoloso in una zona così prestigiosa e vincolata e il superamento dei numerosi pareri contrari espressi dagli uffici regionali competenti in materia di pianificazione territoriale, tutela paesaggistica, ambiente e difesa del suolo, nonché dagli organi statali di tutela, è semplicemente scandaloso”, dichiara Ghirra.

La decisione del Governo non solo rischia di compromettere un territorio prezioso per regalarlo a un privato, ma comprime gravemente le prerogative statutarie della Regione Sardegna in materia urbanistica e paesaggistica – prosegue Ghirra – Utilizzare le procedure semplificate previste dalla ZES per aggirare la pianificazione territoriale e paesaggistica vigente nell’isola è inammissibile”.

La deputata sarda annuncia un’interrogazione urgente. “Le procedure speciali previste per gli investimenti strategici non possono tradursi in un indebolimento delle garanzie ambientali, paesaggistiche e delle competenze riconosciute alle autonomie territoriali – aggiunge e conclude -. Per questo ho presentato un’interrogazione ai ministri dell’ambiente, del turismo e delle politiche di coesione: bisogna capire come sia stato possibile superare le valutazioni negative espresse dagli organi regionali e ministeriali competenti in materia di pianificazione territoriale, paesaggistica e ambientale, quali ne siano state le ragioni, quali le valutazioni e quali iniziative intendano assumere per garantire che gli investimenti turistici nelle aree costiere della Sardegna avvengano nel pieno rispetto delle normative di tutela ambientale e paesaggistica e delle competenze attribuite alla Regione autonoma della Sardegna, evitando che strumenti concepiti per favorire lo sviluppo economico si trasformino in un precedente suscettibile di compromettere l’integrità del patrimonio naturalistico e paesaggistico dell’isola”.

Sul caso è intervenuto anche il vicepresidente Giuseppe Meloni con un video sui social. “Si tratta di una zona ad altissimo pregio ambientale e naturalistico. Tanto è vero che nel piano urbanistico comunale è classificata come zona H. Gli investitori hanno chiesto di poter mutare la destinazione d’uso, da zona H a zona F. Il consiglio comunale nel novembre 2025 solo su questo aspetto ha dato l’ok a patto che non ci fossero incrementi di volumetrie e fossero tenuti salvi gli accessi al mare e possibilmente migliorati. Il progetto che ha seguito il suo percorso a Roma attraverso la conferenza dei servizi della Zes, presso il Consiglio dei ministri con la struttura di missione che si è pronunciata con una procedura accelerata che ha di fatto bypassato tutti i pareri che erano stati forniti dal Comune, pareri tecnici, dagli uffici preposti alla Regione. Pareri contrati per delle violazioni rispetto alla normativa vigente, sia di carattere regionale che nazionale. Una normativa insormontabile e non superabile con una conferenza di servizi che è stata prevista seppur da una legge nazionale, ma da una normativa che non può superare le prerogative della Regione in campo urbanistico. Questo è inaccettabile, io sono stato interpellato in merito”.

Meloni ha spiegato di essere stato presente in Giunta quando si è deliberato il 18 febbraio. L’autorizzazione alla presidente a fare opposizione presso il consiglio dei ministri ed era presente anche ad aprile quando è stato deliberato l’incarico ai legali per fare ricorso in tribunale per il provvedimento. “Ho sostenuto fortemente la presidente della Regione – spiega Meloni -, quando si è presentata al Consiglio dei ministri per difendere questa opposizione e le prerogative della Regione in merito, che non può essere assolutamente bypassata su una materia così importante e delicata perché si creerebbe un precedente pericoloso nei rapporti tra Stato e Regione“. Il vicepresidente ha aggiunto che la posizione del Consiglio dei ministri è incomprensibile per aver interpretato in modo eccessivo una norma che ha la sua ratio nella semplificazione amministrativa. Meloni ha concluso affermando che spera che i tribunali daranno ragione alla Regione.

”L’otto luglio ci sarà un pronunciamento del TAR sulla sospendiva che abbiamo chiesto sul provvedimento e ci auguriamo sia a noi favorevole. Nel caso che non sia favorevole è probabile che venga sollevato dalla regione un conflitto di attribuzione davanti alla Corte Costituzionale che si dovrà pronunciare per salvaguardare l’autonomia speciale della Sardegna”, ha aggiunto Meloni.

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