Cane ucciso a Olbia: aveva solo 7 mesi. L’attacco al bar e il coraggio di una donna

La morte del cane aggredito a colpi di forbici a Olbia.

Era ormai troppo tardi per salvare la vita di Calaceo, il cane ucciso a forbiciate da un folle a Olbia, che ieri pomeriggio ha aggredito e ferito allo stesso modo anche due persone. In città si respira grande una rabbia per le aggressioni avventure ieri pomeriggio in città, che hanno seminato sangue ovunque. A esprimere questa indignazione per la piccola vita innocente eliminata è il mondo animalista, con l’associazione Lida di Olbia che ha mostrato le foto strazianti di Calaceo martoriato dal 26enne tunisino davanti agli occhi del suo proprietario in un bar di via Roma. Sangue ovunque e ferite fatali per il cagnolino.

Il cucciolo non aveva nemmeno un anno di vita. “Quella breve illusione ha reso il dolore ancora più straziante. Sette mesi. Aveva solo sette mesi.Un cucciolo che aveva appena iniziato a scoprire il mondo, a fidarsi delle persone, a vivere. Non stava facendo del male a nessuno. Era semplicemente lì, vittima innocente della follia cieca e drogata di un uomo pericoloso”. Sono parole di dolore quelle espresse dall’associazione in un post nella loro pagina ufficiale.

A tentare di salvarlo, con i volontari del rifugio è anche la dottoressa Sanna. I volontari corsi sul posto hanno raccontato gli attimi di terrore, un massacro evitato grazie al coraggio di una donna presente sul posto.

“Ha scagliato un vaso in testa all’aggressore rischiando la propria vita, il cucciolo è riuscito a rifugiarsi all’interno del locale – raccontano sui social – Ma le ferite erano già mortali. Quando lo abbiamo raggiunto, Calaceo era agonizzante. Il suo piccolo corpo tremava, i suoi occhi cercavano disperatamente aiuto. Lo abbiamo trasportato d’urgenza alla Clinica Veterinaria San Francesco, dove tutto il personale medico ha lottato con ogni mezzo per salvarlo. Per un momento ci siamo illusi che ce l’avrebbe fatta. Calaceo si è anche alzato in piedi e in quel momento abbiamo sperato, abbiamo creduto che potesse farcela. Ma era solo un ultimo, disperato tentativo del suo piccolo corpo di resistere. Le ferite interne erano devastanti, troppo gravi. I danni provocati dalle forbici irreparabili.Nonostante gli sforzi disperati di tutti i medici, nonostante tutta la nostra speranza e il nostro amore, il cuore di Calaceo ha cessato di battere poco dopo”.

“Questo folle deve pagare – hanno dichiarato dalla Lida con parole di rabbia -. Il dolore che proviamo è immenso, ma la rabbia è ancora più grande. Come è possibile che un individuo così pericoloso possa aggirarsi liberamente per le strade colpendo chiunque incontri? Questa non è solo la storia di un cane ucciso. Questa è la storia di una comunità sotto attacco, di cittadini che non si sentono più al sicuro nemmeno seduti al bar. Questa è la storia di un sistema che deve fare di più per proteggere tutti noi e anche gli animali indifesi”.

Cosi hanno ringraziato i carabinieri e la donna coraggiosa al bar ed espresso vicinanza ai feriti della tentata strage, le cui condizioni stanno migliorando.

La notizia è diventata un caso nazionale con l’animalista Enrico Rizzi che ha espresso la sua indignazione per quanto è accaduto e per la morte del piccolo Calaceo. “Quello che è accaduto oggi ad Olbia è inaccettabile – ha dichiarato via social -. Un richiedente asilo ha aggredito prima una guardia giurata con una forbice, poi una donna, e infine un povero cane che si trovava con il suo umano al bar e che, nonostante i soccorsi, ha perso la vita. Di fronte a episodi come questo non si può voltare lo sguardo altrove: la violenza, contro chiunque essa sia rivolta, va condannata senza se e senza ma. Spero che questo soggetto venga allontanato da chiunque affinché non faccia più del male a nessuno e che lo Stato usi le maniere forti davanti ad episodi così indegni. Voglio esprimere la mia totale solidarietà alla guardia giurata e alla donna ferita, augurando loro una pronta guarigione, e al proprietario del cane, che oggi ha perso un membro della propria famiglia in modo tragico e brutale”.

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